Sopravvivere ai tempi di coronavirus nella convivenza forzata

Sopravvivere ai tempi di coronavirus nella convivenza forzata Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

Foto di M.B.per sua gentile concessione

Ve ne siete accorti? Siamo tutti un po’ depressi, chi più, chi meno. Depressi e preoccupati.

Ogni giorno ce né una e dobbiamo abituarci a vivere proprio giorno per giorno in attesa dei bollettini e delle nuove disposizioni ministeriali.

Prima le scuole, poi, nel giro di un attimo, tutto è stato chiuso. Anche le nostre case. Chi se lo aspettava? Mai più di ora, “nessuno al mondo!” è la risposta più vera ed appropriata.

Siamo tutti sbigottiti, dapprima nervosi, ora un po’ depressi. D’altra parte, “cosa ti agiti a fare?” dicono le persone più sagge, quindi non ci rimane altro che la depressione, l’ipo attivazione, che , in realtà è funzionale nei momenti come questi.

Certo che le convivenze forzate, come anche gli allontanamenti forzati, sono acceleratori di processi e possono aumentare i conflitti familiari, di coppia, di lavoro.

Come ho già descritto in precedenti psicopillole, quando siamo stressati si rimpicciolisce la nostra tolleranza emotive e diventiamo più suscettibili agli stimoli dell’ambiente ed interiori.

Cosa ci può salvare in questo momento di isolamento forzato, di limitazione della nostra libertà, di quarantena?

Come sempre le cose da fare sono poche, semplici e chiare, anche se non facili da applicare.

Si ribadisce che l’atteggiamento mentale fa la differenza perché influenza il corpo ed i comportamenti.

Le cose che possiamo fare, TUTTI al fine di migliorare la nostra resilienza e combattere l’umore depresso sono:

ADATTARSI: l’uomo è come i topi, si adatta all’ambiente. Beh, anche come il virus.., in effetti. Ora è necessario che ci adattiamo alle nuove regole che ci vengono date dalle istituzioni ( mi raccomando, SOLO siti istituzionali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Protezione Civile, Siti delle Regioni). E’ inutile sprecare energie per trasgredire le regole, i furbetti del coronavirus non trasgrediscono solo per loro stessi perché il loro comportamento può avere effetti sugli altri

Io credo che creare REGOLE casalinghe aiuti la convivenza, quindi in questo momento di convivenza forzata sono davvero utili. Per esempio: regole nella gestione degli spazi di casa: stabilire chi può ritirarsi e dove per avere un momento di isolamento. Avete presente cosa fanno i criceti quando sono in cattività e sono troppi nello spazio a loro disposizione? Diciamo che la loro disponibilità verso l’altro diminuisce sensibilmente e si rimpicciolisce la loro finestra di tolleranza aumentando l’aggressività. Questo accade anche a noi quando non abbiamo degli spazi in cui poterci isolare un po’, dal partner, dai figli, i figli dai genitori, i fratelli dai fratelli, e così via

regole nella gestione della cura della casa e nella distribuzione dei compiti Mantenere un equilibrio della distribuzione dei compiti è fondamentale per diminuire i conflitti familiari dati dalle asimmetrie di potere: chi fa cosa e trovare qualcosa da fare per tutti in casa potrà aiutare anche nel mondo nuovo che si aprirà dopo il coronavirus. Questa regola però apre un aspetto interessante che riguarda la capacità di delega e la tolleranza alle attività svolte dal delegato di turno. Siamo figli del “chi fa da sé fa per tre”, soprattutto in casa dove spesso c’è una persona (la donna, in genere) che ha lo scettro del comando e stabilisce le procedure per come si fa la lavastoviglie, come si fa il letto, come si pulisce la camera, ecc. Ecco, grande attenzione a questi comportamenti, perché in tempo di pace, possono anche avere una funzione, ma in tempo di coronavirus mettono ancora più a rischio la stabilità emotiva di tutti! Ricordiamoci ciò che abbiamo detto: quando siamo stressati siamo meno tolleranti su tutto (farò prossimamente una psicopillola sulla finestra di tolleranza) e nessuno ha l’esclusiva! Tutti i componenti della famiglia saranno più stressati e questo porta alle deflagrazioni dei conflitti

regole nella gestione del tempo : Un aspetto importantissimo nella gestione delle emergenze e in tutte le situazioni traumatiche (sì, perché anche questa del coronavirus a suo modo lo è anche se, per i più fortunati che non ne saranno coinvolti in prima persona) riguarda la gestione dei ritmi quotidiani della giornata. Dopo i primi giorni di assoluto e lecito bighellonamento casalingo, divano-letto, letto-divano, che ci sono serviti per riposare, occorre, AL PIU’ PRESTO, ristabilire i ritmi abituali. Regole per definire il tempo significa definire gli orari per

dormire,

per la cura della casa,

 per la preparazione dei pasti,

per guardare le notizie in TV sul coronavirus,

per svolgere le attività scolastiche,

per svolgere le attività lavorative  di formazione on line

tutto intervallato da momenti di svago e gioco.

Il rischio quando si è a casa forzatamente è, infatti, quello che il tempo di svago e gioco, guardare serie TV, stare sui social, giocare ai videogames, per citare alcune delle attività che tutti amiamo fare, se lì per lì ci riempie di soddisfazione, a lungo andare inciderà MOLTO negativamente sul nostro umore lasciando dentro di noi stessi una larvata sensazione di inutilità e di perdita di senso, o di disperazione se tutto il tempo seguo i notiziari in TV.

  • Regole nei comportamenti: nei momenti di stress cerchiamo sempre, in qualche modo, di attuare strategie atte a ridurlo, fa parte dell’adattamento all’ambiente, ma che in questo caso si chiama adattamento MALADATTIVO. L’adattamento maladattivo lo conosciamo tutti e ora farò qualche esempio così molti potranno riconoscersi in questi comportamenti: quindi, sono stressato? allora
    • Mangio di più
    • Dormo di più
    • Lavoro di più
    • Abuso di sigarette
    • Abuso di sostanze
    • Abuso di farmaci
    • Abuso di internet
    • Abuso di sesso
    • Abuso di xyz

Avete capito bene, si tratta di auto limitarsi per evitare di incorrere in dipendenze da sostanze o comportamentali che, infatti, sono attuate spesso a compensazione di stati emotivi che generano sofferenza. Ecco perché stabilire regole che riguardano la birretta, la lasagna, il fumo, il gioco d’azzardo (le tabaccherie sono aperte e on line si può giocare a go go), ecc. è necessario per proteggerci.

  • ATTRIBUZIONE DI SENSO, ecco qui qual è l’arma che abbiamo tutti in dotazione essendo tra le attività chiave del nostro cervello corticale che attraverso il ragionamento ci aiuta a risollevarci dalle situazioni più difficili senza farci divorare dalla paura o dalla rabbia. Il processo di attribuzione di senso, che NON significa dare le colpe, ma trovare la motivazione che spinge a determinati comportamenti, ricercare le cause che determinano effetti. Ogni volta che ci ritroviamo a non poter uscire di casa, ad avere modalità di comportamento costrette da altri, alla limitazione delle nostre libertà (perchè, ora sì, che ci accorgiamo di quanto siamo liberi), ripensiamo al perché lo facciamo. Tutti noi lo sappiamo bene, ormai!
  • Stiamo a casa per ridurre il contagio da CoviD-19
  • Stiamo a casa per non ammalarci di CoviD-19
  • Stiamo a casa per non fare ammalare i nostri cari di Covid-19
  • Stiamo a casa per non fare ammalare persone che entrano in contatto con noi di CoviD-19
  • Stiamo a casa perché così non mandiamo al collasso il nostro sistema sanitario data questa epidemia di Covid-19
  • Stiamo a casa perché se così ci ammaliamo di Covid-19, magari ci riescono a curare
  • Stiamo a casa, perché anche se questo coronavirus ce l’hanno portato gli alieni o i russi o gli americani o i pippistrelli, ora non dobbiamo diffondere il Covid-19
  • Stiamo a casa, perché così finisce prima questa epidemia di Covid-19 e usciremo tutti di casa, cambiati, ma usciremo tra qualche settimana
  • …tanto per dirne alcune

Utilizzando il nostro ragionamento possiamo contenere le nostre ansie che arrivano per tutti e che non gestiamo si autoalimento in un circolo vizioso.

  • ESSERE UTILI AGLI ALTRI. Un modo per stare meglio noi stessi, sembrerà controintuitivo, ma è proprio sentirsi utile per qualcun altro. L’uomo è un animale sociale, ci hanno insegnato a scuola, ed infatti la solidarietà ci aiuta a dare un senso alla nostra stessa vita.

Al prossimo aggiornamento, ora mi vado a mettere il rossetto perché devo “uscire”: ho un appuntamento con un mio paziente su Skype, perché #iorestoacasa.

Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

Psicopillola: pensieri al tempo (liberato) del coronavirus

Psicopillola: pensieri al tempo (liberato) del coronavirus

Poco fa, mentre giravo per le strade semi deserte, comunque per le strade mai state così vuote dai tempi dell’austerity, ho avuto un pensiero che mi ha sorpreso.

Il pensiero che ho avuto, mi ha sorpreso perché pare essere incongruo con lo stato delle cose.

Stato delle cose che tutti conosciamo bene, caratterizzato dalla limitazione della nostra libertà, a fin di bene, ovvio, ma a cui non siamo minimamente abituati.

Siamo infatti limitati nelle relazioni sociali, nei movimenti, nello svolgersi delle nostre abitudini e routine di vita, per questo mi ha meravigliato il mio pensiero.

Mi ha meravigliato e quasi quasi sono in difficoltà ad esprimerlo e portarlo dal pensiero alla luce della scrittura, che rende i pensieri espliciti e pronti per essere interpretati da tutti coloro che li leggono.

Ho pensato : “Siamo FORTUNATI! “ , allora ho cercato di capire meglio questo pensiero e queste sono le ragioni che mi vengono in mente:

1.Siamo fortunati perché c’è il sole e andiamo verso la primavera che significa sempre più luce che fa bene all’umore e possiamo camminare, stare in giardino, coltivare fiori e forse possiamo pure già pensare di fare l’orto, pure chi non l’ha mai fatto

2.Siamo fortunati perché in questo periodo di isolamento abbiamo tanti strumenti tecnologici che accorciano le distanze con i social e riempiono il nostro tempo permettendoci di dare sfogo ai nostri hobbies preferiti

3.Siamo fortunati perché il mondo è tutto interconnesso e si sanno prima le disgrazie, ma così, si possono sommare le conoscenze in un circolo virtuoso arrivando in minor tempo a contenere le problematiche e prima a soluzioni farmacologiche e terapeutiche

4.Siamo fortunati perché ci sentiamo più uniti, uniti in quanto la situazione colpisce tutti allo stesso modo e non guarda in faccia a niente, perchè, tanto prima o poi, gli altri siamo noi e la solidarietà è utile e necessaria

5. Siamo fortunati perché possiamo essere più riposati, il tempo che non possiamo trascorrere fuori lo possiamo trascorrere a riposo e il sonno è fondamentale per il nostro cervello … e anche per le rughe

6. Siamo fortunati perché, alla fine, si tratterà solo di qualche settimana e potremo ritornare al nostro ritmo, e forse un pochino lo rallenteremo

7.Siamo fortunati perché, anche se molti di noi saranno più poveri per le difficoltà legate al lavoro, almeno sappiamo che il fine giustifica i mezzi e se proprio proprio ci dovessimo ammalare gravemente, in tanti si prenderebbero cura di noi nei nostri ospedali

8.Siamo fortunati perché al momento stiamo bene e se cerchiamo di essere previdenti magari la scampiamo, e se non la dovessimo scampare, abbiamo un sistema sanitario che si prenderà cura di noi

9.Siamo fortunati perché sappiamo cosa fare per evitare il contagio, non è qualcosa di sconosciuto come nelle epidemie del passato

10.Siamo fortunati perché sappiamo che dopo la pioggia viene il sereno e brillerà in cielo l’arcobaleno.

E poi ho pensato: “ma chi mi ammazza a me?“      Incrociamo le dita, laviamoci le mani e speriamo di scamparla…

…Beh, cerchiamo di pensare positivo, perché il nostro modo di pensare influenza il nostro umore, il nostro umore, agisce biologicamente nel nostro cervello e di conseguenza nel nostro corpo, e noi, dobbiamo cercare di renderlo più forte il nostro corpo anche attraverso la mente con il pensiero positivo in un circolo virtuoso.

Proprio come stanno facendo i nostri bambini. Sì, perchè sono i pensieri positivi e semplici che ci fanno stare bene.

Non so se mi sono spiegata….

Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa

 L’iceberg dei conflitti: che ci sta “sotto” i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti 2° PARTE di Cristina Sciacca psicologa

Litigare è il sale dell’amore? Quando il conflitto è sano nella coppia e quando no di Cristina Sciacca Psicologa

Articolo diviso in tre parti: 2° Parte

2° PARTE L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

“La coppia deve essere

 protetta e nutrita amorevolmente

per tutta la vita

da entrambi i partner”

La metafora dell’ICEBERG

Dopo aver evidenziato nella prima parte di questa relazione  i problemi legati ai compiti evolutivi del ciclo di vita della famiglia https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/  , vediamo di entrare nelle problematiche e cerchiamo di comprendere le dinamiche che stanno sotto, dietro, di lato, a contenuti dei conflitti e di cui, la maggior parte delle volte, non si è consapevoli.

Sì, perché i conflitti sono come un iceberg: sopra la punta è visibile, ma sotto?

Tutti abbiamo ben presente il disastro del Titanic: sopra l’iceberg l’avevano anche schivato, è stato sotto che ha squarciato la nave che, ahinoi, è affondata a picco in poco tempo, nonostante fosse una nave nuova di zecca!

Allora vediamo da cosa è composto l’iceberg dei conflitti:

-nella parte emersa, quella visibile, la punta, abbiamo i contenuti dei conflitti (che abbiamo esposto nella prima parte https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ )

-ma nella parte sommersa che va in profondità, quella nascosta, ben più grande di quella in superficie abbiamo i bisogni che spingono da sotto il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre reazioni emotive che hanno una profonda connessione con la nostra storia personale.

Vediamo un po’ cosa c’è nella parte sommersa dell’iceberg dei conflitti, perché se non abbiamo consapevolezza di cosa ci spinge verso il conflitto a livello individuale e di coppia, posso anche risolvere i contenuti, ma se non agisco sui bisogni più profondi, questi si ripresenteranno alla prima occasione.

La prima regola per risolvere i conflitti sarà aver consapevolezza di ciò che emerge (https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ ), ma soprattutto, di ciò che ci sta “sotto”, proprio come un iceberg che nasconde i nostri modelli operativi interni che ci guidano poco consapevolmente nel mondo delicato delle relazioni.

Quando  si arriva in tempo a decodificare  i bisogni sottostanti i conflitti che affliggono le coppie,le relazioni si ricuciono e si risolvono disagi relazionali anche molto compromessi, ovviamente se nella coppia c’è motivazione a farlo! Infatti a volte nella stanza di terapia si trovano coppie molto sofferenti che chiedono al terapeuta di “ aggiustarli” senza fare la minima fatica. Così non è, purtroppo,  perché andare a caccia dei nostri bisogni profondi prevede un percorso di riflessione altrettanto profonda su di sé e la motivazione non può essere ricercata dall’esterno.

Vediamo un po’ insieme le basi di concetti cruciali quali: teoria dell’attaccamento, connessione emotiva, sintonizzazione emotiva e riparazione.

Alcuni cenni sulla teoria dell’attaccamento, così importante per comprendere cosa siamo per l’altro e cosa cerchiamo a nostra volta nell’altro

Cosa si cerca nel proprio partner?

Gli studi più attuali confermano che il proprio partner in una relazione stabile, diventa una  “figura di attaccamento” , sì, proprio come per un bambino la figura di attaccamento è chi si occupa di lui (il care giver) e da cui si dipende per la sopravvivenza.

Per “attaccamento”, in termini psicologici, si intende un rifugio sicuro in cui potersi , appunto, sentirsi sicuri.

Le teorie dell’attaccamento (Bowlby) sono davvero molto interessanti e ci fanno capire come la modalità in cui da adulti ci rapportiamo a un partner sia collegata alla relazione di attaccamento primaria perché è in quella relazione che abbiamo imparato dei modelli operativi che tendiamo a riprodurre nel tempo. I nuovi approcci di psicoterapia individuale e di coppia fanno riferimento a questi studi collegandoli anche alle neuroscienze e agli approcci evoluzionistici e sistemici.

L’attaccamento, infatti è una forza motivazionale primaria, quindi mettiamo qui in evidenza alcuni punti fondamentali che sono validi anche nell’attaccamento adulto :

-il bisogno di cercare e mantenere il contatto con altri significativi è innato per tutta la vita, ecco perché il proprio partner assume un significato così profondo per noi stessi 

– una relazione sicura di dipendenza sostiene l’autonomia  

-non esiste indipendenza o dipendenza, ma una dipendenza efficace o inefficace

– una relazione di dipendenza sicura alimenta l’autonomia e l’auto-consapevolezza

 -più sicuro è il legame, più separati e differenziati si può essere, che vuol dire che più mi sento sicuro dell’altro più tolleriamo la distanza e più possiamo avere spazi personali

– stare bene, essere in salute è mantenere un senso di interdipendenza dall’altro e non di autosufficienza separata dagli altri

E ancora

-un legame di attaccamento offre sicurezza, mentre l’inaccessibilità crea disagio

-la prossimità è il rimedio naturale alla ansietà, alla vulnerabilità e alla incertezza

-l’attaccamento è un porto sicuro (secure base)  è la base dalla quale gli individui possono esplorare il mondo e rispondere positivamente all’ambiente

-la base sicura incoraggia l’esplorazione e l’apertura cognitiva verso nuove informazioni

-solo con una base sicura si è più in grado di creare relazioni cooperative.

Cosa cerchiamo nel partner : una persona che ci sia e mi capisca (responsività del partner, quindi della figura di attaccamento)

Disponibilità (accessibility) e Sintonizzazione (responsiveness) costruiscono legami (bond)

Una persona può essere fisicamente presente ma emotivamente assente

Il coinvolgimento e la fiducia che ci sarà un coinvolgimento emotivo quando sarà necessario è cruciale nel costruire vincoli

Qualsiasi risposta, anche la rabbia, è meglio di nessuna

 Se non vi è coinvolgimento e non vi è risposta emotiva il messaggio trasmetto implica che “i tuoi segnali non mi interessano e non c’è alcun legame tra di noi”

La paura e l’incertezza attivano i bisogni di attaccamento

 Di fronte alle minacce (non risponde al mio messaggio, dove va? Quel mostro di mia suocera, pensa solo ai figli, ecc.) il bisogno di sicurezza e relazione con la figura di attaccamento è primario, e i comportamenti di attaccamento vengono attivati, come protezione contro la insignificanza (non sono importante per l’altro) e la incompetenza (non servo a niente, non so come fare) .

 Il disagio da separazione è prevedibile

 Se i comportamenti di attaccamento non attivano una risposta di contatto e sicurezza, si attiveranno processi di protesta, ricerca di contatto, disperazione e depressione, fino alla rottura del legame

La depressione è una risposta alla perdita della relazione

 La rabbia è un tentativo di ristabilire il contatto con una figura di attaccamento non disponibile

Allora ecco che tutto diventa più chiaro.

La sofferenza che proviamo quando litighiamo con il partner , la rabbia, la depressione vanno al di là dei contenuti ma nascondono bisogni molto più profondi: ecco qui il nostro iceberg dei conflitti, dove sopra ci sono i contenuti, ma sotto ci sono bisogni di connessione e di sicurezza che spingono.

Tanto per intenderci, ecco quali sono alcuni tra i desideri e i bisogni presenti nell’inventario di Lo Iacono e che riguardano fattori di protezione, di condivisione, di sicurezza, appunto.

1.Sentirsi protetti

2. Avere rapporti sessuali

3. Avere un contatto corporeo

4. Sentirsi sicuri

5. Sentirsi apprezzati

 6. Sentirsi accettati

7. Sentirsi stimati

8. Ricevere attenzioni

9. Ricevere parole affettuose

10. Avere un aiuto di tipo pratico

11. Avere un aiuto di tipo economico

12. Avere compagnia

13. Avere una persona di cui ci si può̀ fidare

14. Avere una persona con cui confidarsi

15. Avere una persona con cui sfogarsi

Nella coppia cerchiamo soddisfazione di bisogni fondamentali: di essere connessi emotivamente e sentiti emotivamente

Di seguito i concetti chiave che se presenti fungono da fattori protettivi per la relazione, al contrario, quando assenti, diventano fattori di rischio

I CONNESSIONE EMOTIVA = sento ‘accesso all’altro che è raggiungibile. C’è!

Disponibilità (Posso raggiungerti?)

significa rimanere aperti al partner anche di fronte a dubbi o percezione di insicurezza

Implica la volontà di cercare rendere un senso alle emozioni in modo che queste non ci travolgano

Permette di impedire la rottura del legame e rimanere in contatto con i segnali del partner .

Quando perdo la connessione con l’altro manca fiducia e la sicurezza del legame e si attiva il sistema di protezione dalla minaccia attraverso i meccanismi di Fight (lotta), Flight (fuga), Freeze (congelamento) . Credo che di questi ne parlerò in futuro in un approfondimento ad hoc.

II SINTONIZZAZIONE =riusciamo a sentirci emotivamente anche se non siamo d’accordo

Sento ciò che senti e agisco in maniera amorevole. Non ti distruggerò nel conflitto sono RESPONSIVO

Sintonizzazione (Posso fidarmi che tu sarai in grado di rispondermi in modo emotivo?)

Significa rimanere in contatto con il partner e mostrare che le sue emozioni hanno un impatto su noi

Significa accettare e porre come priorità i segnali emotivi che il partner condivide e inviare segnali chiari di accettazione e cura quando il partner ne ha bisogno

 Permette di entrare in contatto emotivo e calmarci anche fisicamente. Quando siamo sintonizzati, come nella musica, siamo in armonia, se non c’è armonia, allora nella dissonanza c’è incomprensione, sofferenza, centratura solo di sé e distanza.

III RIPARAZIONE = è l’impegno verso la relazione

E’ la capacità di accettare che l’altro possa avere sbagliato e di accettare le azioni di recupero della relazione messe in atto dal partner e delle sue manovre di avvicinamento. Permette il perdono e il processo di ricostruzione di fiducia.

Le modalità di riparazione sono quelle che, per esempio, mettono fine ai silenzi, che, quando lunghi, stressano tantissimo la relazione e sono cattivi

La fiducia è una condizione fondamentale nelle relazioni in quanto è predittiva di comportamento

Nella prossima parte , la terza di questa relazione, ci si occuperà degli schemi automatici che, spesso, spessissimo, mettiamo in atto inconsapevolmente mentre ci ritroviamo a litigare con il partner.

Se non si interrompe lo schema che diventa la modalità principale dell’espressione dei bisogni sommersi il rapporto di coppia aumenta fortemente il rischio di scoppiare

L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

Litigare è il sale dell’amore? Quando il conflitto è sano nella coppia e quando no. di Cristina Sciacca Psicologa

Articolo diviso in tre parti

1° PARTE L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

“Dialogare non significa parlare,

 ma parlare tenendo in considerazione

il punto di vista dell’altro”

Galimberti

1° PARTE: il ciclo di vita della famiglia

Partiamo dal presupposto che segue:

Le Relazioni positive di amore proteggono l’individuo dallo stress e permettono di superare meglio le sfide della vita e i traumi

Ecco perché è fondamentale comprendere meglio ciò che ci sta sotto, dietro, di lato ai conflitti di coppia che così tanto incidono sul benessere dell’individuo, della coppia e della intera famiglia. Litigare con il/la partner nasconde spesso un mondo interiore . Per questo ci fanno stare così male.

Ormai è noto che il problema della conflittualità in generale non sia il non avere conflitti, ma al contrario è sano “litigare”, cioè affermare nella relazione i propri punti di vista, ma il problema sia il COME i conflitti vengono discussi all’interno di un rapporto affettivo.

Come afferma John Gottman Il successo o il fallimento di un matrimonio non dipende dalla presenza dei conflitti nella relazione, ma da come i conflitti sono gestiti .

Il California Divorce Mediation Project afferma che il più comune motivo che porta al divorzio è  la percezione di separazione e di perdita del senso di vicinanza, non sentirsi amati e apprezzati (80%)  il probema di una conflittualità intensa e duratura è riferita solo dal 40% delle coppie.

Allora, andiamo per ordine.

Per cosa litighiamo? Quali sono i conflitti più comuni?

Dipende.

Intanto dipende dallo stadio  del ciclo di vita della famiglia che stiamo attraversando, dato che ognuno di questi prevede cambiamenti ed aggiustamenti continui sia a livello verticale (con le famiglie di origine e con i figli) che a livello orizzontale (tra i partner stessi). Le motivazioni dei conflitti, quelle esplicite riguarderanno, quindi temetiche intra o extra diadiche.

Vediamo qui di seguito alcune caratteristiche delle fasi del ciclo di vita della famiglia in cui è più alto il rischio di separazione.

  1. Siamo nella fase iniziale dell’innamoramento.

In questo caso la conflittualità è davvero molto bassa dato che stiamo vivendo quella fase che viene chiamata anche dell’illusione d’amore, o follia a due, in cui il partner è proprio tutto ciò di cui ho bisogno, mi capisce al volo. Questa fase, che ovviamente è fisiologica ed ha basi biologiche che vanno al di là del nostro controllo e che sono volte anche alla conservazione della specie, di solito ha una durata che arriva fino a 10/12 mesi circa. Se la coppia supera la fase simbiotica dell’illusione e inizia a vivere la disillusione che comporta il vedere nell’altro una persona con i suoi difetti, senza che la coppia scoppi proprio per questo,  allora si passa alla fase successiva

  • Siamo nella fase della creazione della coppia-

In questo caso la coppia si trova a dover negoziare su diversi fronti per potersi distinguere da ciò che è esterno per creare il NOI mantenendo l’equilibrio con il sé individuale. Tra i motivi più comuni di conflitto ci sono quelli che s riferiranno alla definizione dei confini. I confini di una coppia riguardano la delimitazione di ciò che riguarda i rapporti  extra diadici, ovverosia rispetto all’esterno della coppia stessa, cioè:

– con la famiglia d’origine (piano verticale),

–  con la rete sociale (piano orizzontale), rapporti con gli amici e gli ex

 e la delimitazione dei rapporti  intra diadici, cioè rispetto ai singoli partner della stessa coppia.

E’ importante che i confini siano permeabili e non rigidi o non chiari (diffusi) o addirittura inesistenti. Arrivare alla costruzione del “noi” ma mantenere l’”io”. Mantenere l’autonomia individuale e la differenziazione dall’altro, contro la fusionalità tipica della prima fase dell’amore, quella dell’innamoramento (fase narcisistica = tu mi servi per vivere, senza di te non posso vivere). Poi si litiga per la gestione del tempo libero, le attività da svolgere e i tempi dello stare insieme.

  • Stadio della famiglia con figli piccoli

Qui tutto si complica, dato che oltre al piano della coppia propriamente detta (coppia “coniugale”) si va ad aggiungere la coppia genitoriale. E come si sa, in questo caso non si tratta di una somma, ma di un passaggio che aumenta la complessità delle relazioni a livello esponenziale .I conflitti più comuni in questa fase riguarderanno la suddivisione dei compiti di cura dei figli e di gestione della casa: chi si alza di notte, chi fa la spesa, faccio tutto io, tu non fai mai niente, sei inaffidabile, se non ci fosse tua madre…; tu vai a calcetto mentre io non posso; usciamo? No dobbiamo stare coi bambini! Li abbiamo fatti ora ce li teniamo! ecc. Un’altra area molto tipica di conflitto in questa fase riguarderà l’educazione dei figli, senza parlare di quelli per la disponibilità ad avere rapporti sessuali . Dei soldi, di come prendere le deisioni.

  • Stadio della famiglia con figli adolescenti

Proprio stamattina ho visto su Lercio un articolo che suonava così: è possibile ibernarsi per evitare l’adolescenza dei figli. Qui i compiti di sviluppo riguarderanno le regole da dare ai figli, il  ritrovarsi come coppia dopo essersi occupati per tanti anni della cura dei figli. Del sesso. Dei soldi.

  • Stadio della famiglie con i figli adulti che escono di casa

E’ il famoso nido vuoto che apre a dinamiche di solitudine  e di vuoti notevoli dove il ritrovarsi come coppia è ancora più importante.

Quindi, qualunque sia la fase che si sta attraversando  i contenuti dei conflitti si possono suddividere in due macro categorie

1. quelli che riguardano tematiche intra diadiche:

-Gelosie

-divisione compiti

-presa di decisioni

-sessualità

-problematiche economiche

– gestione tempo libero

-espressione dei sentimenti

2. quelli che riguardano tematiche extradiadiche:

-relazioni con le famiglie d’origine

-relazioni esterne (amicizie)

-Interfaccia casa lavoro

-Problemi lavorativi

Nella seconda parte di questo scritto si parlerà dell’iceberg dei conflitti.

Di Cristina Sciacca Psicologa