2 giugno 1946 il ricordo di mia mamma Elsa bambina

“2 giugno 1946 il ricordo di mia mamma Elsa bambina” Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

Oggi è il 2 giugno, giorno in cui si festeggia la nascita della Repubblica Italiana e come accade ogni giorno (da quando si può nuovamente) sono stata a pranzo da mia madre.

“Ricordo il 2 giugno del 1946 come se fosse adesso! Da lì sono diventata grande!” – mi ha detto lei.

Credo che non sia stata la prima volta che mi ha raccontato questo episodio del 2 giugno del 1946, ma questa volta, oggi, l’ho notato e le ho dedicato una attenzione particolare perché volevo imprimere nella mia memoria la sua, una memoria diretta di un evento storico.

Mia mamma Elsa, è del luglio del 1936 (nella foto di copertina aveva 16 anni), è romagnola e, con la sua famiglia di mezzadri, vivevano sulle colline di Cesena, nella parrocchia di San Mamante, per la precisione.

Era la secondogenita e dopo di lei c’erano lo zio Renato di due anni più piccolo di lei e lo zio Lino, nato nell’ottobre del 1944. La zia Tudina, l’ultimogenita, ancora non era nata.

Ecco qui il ricordo, virgolettato ed in corsivo, della mia mamma Elsa di quello storico 2 giugno 1946.

“Era tanto che in famiglia ne parlavano. Quando venivano gli zii a trovarci e venivano spesso, era tutto un gran parlare di questa votazione.

Di quanto fosse importante votare.

 La sorella più piccola di mia madre, la zia Maria (ndr.ultima di 12 fratelli, quindi c’era davvero un discreto via vai in quella casa, senza contare i parenti dalla parte di mio nonno Agostino), si interessava molto di politica e spingeva tutte le donne di famiglia ad andare a votare, perché era la prima volta che succedeva ed era una grande occasione di parità.

Mia mamma era preoccupata perché aveva il bambino piccolo e non si fidava a lasciarlo a casa con noi, quindi diceva alla zia Maria, molto più giovane di lei – “Mo cum faghia a lasser i burdel da par sè!” (trad: ma come faccio a lasciare soli i bambini!).  Invece, poi, si convinse perché ci teneva tantissimo e mi responsabilizzò, non che non lo fossi già, ma Lino aveva un anno e mezzo e già mi occupavo di Renato.

Era troppo importante andare a votare, sia per il motivo della votazione, sia per il fatto che fosse la prima volta permessa alle donne.

Invece, quella mattina, lei e mio babbo si prepararono, tutti vestiti bene, coi vestiti della domenica e con la bici andarono a Tessello distante solo 4 o 5 chilometri per votare per la Repubblica.

In Romagna si votava tutti per la Repubblica.

Io mi sono sentita molto grande ed importante, perché avevo contribuito anch’io a permettere a mia mamma, la tua nonna Iole, di votare. Per questo dico che da allora mi sono sentita grande!”

Grazie mamma per questo ricordo. Non me ne dimenticherò più.

Anzi, questo tuo ricordo di prima mano per me è una occasione in più per celebrare questa importante giornata che ha visto la svolta per il governo italiano e per le tutte le donne che da allora non si sono perse d’animo e si stanno facendo sempre più strada in un cammino (sempre lungo e pieno di buche), che va contro le discriminazioni.

Senza contare che per me, psicologa sistemica, è una ulteriore riflessione sulle mie radici e sull’importanza dei valori familiari che si trasmettono anche attraverso i ricordi.

Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

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