3 giugno 2020 siamo liberi! Psicofase 4 : La Responsabilità del singolo per la collettività

Siamo liberi! Psicofase 4 : La Responsabilità del singolo per la collettività Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa

Ah, finalmente siamo liberi!

Liberi? Sììììììììì!!!!!!!! Possiamo andare dove vogliamo, senza più dover giustificare i nostri movimenti, possiamo stare con tutti gli amici che vogliamo e dove vogliamo!

Siamo liberiiiiii!!!!

Ecco, questo è il problema. Cosa implica e cosa comporta la libertà in questa nuova fase di apertura delle “frontiere”?

Cosa è cambiato fuori e dentro di noi? Credo che ora si stia delineando sempre più chiaramente a la  Psicofase 4, quella della RESPONSABILITA’ individuale che, ahimè, impatta sulla comunità.

Non che la responsabilità individuale non fosse già richiesta nelle fasi precedenti che ho descritto nelle mie psicopillole, ma ora è diverso.

E’ come se fossimo cresciuti ed avessimo raggiunto la maggiore età: siamo noi a determinare il nostro futuro, la nostra salute e con nostra intendo della comunità.

Ora siamo noi stessi ad avere il controllo delle nostre azioni, ora che siamo liberi di spostarci su tutto il territorio.

Attenzione, esistono prescrizioni molto chiare che tutti dobbiamo rispettare, ma è come l’uso delle cinture di sicurezza: non è che le dobbiamo indossare perché se ci beccano ci fanno la multa, ma le dobbiamo indossare per abbassare le probabilità di incorrere in conseguenze più gravi per la nostra incolumità nel caso di incidente.

La precauzione è legata al rischio. Vai in macchina, corri il rischio di incorrere in infortuni. Metti il casco (ben allacciato) quando vai in moto, o i dispositivi di sicurezza se lavori nei cantieri, non per la multa, ma perché se la testa sbatte contro qualcosa hai più probabilità di proteggertela.

Non dobbiamo aderire alle prescrizioni per evitare le sanzioni, ma per la nostra sicurezza.

Ecco che qui il discorso si complica, proprio perché il tema della sicurezza non è legato all’obbligo, ma ad una cultura della sicurezza, cultura del concetto della prevenzione della salute e necessita di responsabilità individuale e consapevolezza della valutazione del rischio per noi stessi e per la comunità.

Sì, perché se non mi metto la cintura di sicurezza mentre guido, potrebbe capitare qualcosa (tocchiamo ferro) a me stesso, ma se non rispetto le chiare indicazioni per la prevenzione del rischio contagio per il covid-19, potrebbe non accadere niente a me, ma potrei (a mia insaputa e mio malgrado) essere portatore di questo maledetto virus e contagiare chi è meno fortunato di me. E credo che sia proprio di questo che dobbiamo essere responsabili e consapevoli.

Sì, ma ora il virus si è indebolito non dobbiamo più temere…. OCCHIO! ATTENZIONE!!

Siamo tutti stanchi, e credo che in pochi vogliano tornare indietro in lockdown e dobbiamo stare attenti alla prima psicofase della negazione che abbiamo conosciuto perché è un attimo tornare a pensare: ma no dai, non è niente! E scivolare in ciò che abbiamo conosciuto e che speriamo non ci capiti mai più di vivere.

Ecco perché, proprio ora è molto importante conoscere in cosa consista questa nostra libertà, perché è responsabilità dei singoli non mettere a repentaglio la nostra economia e la salute dei più vulnerabili (genitori, nonni, persone con patologie), per noi stessi, per la nostra comunità e per la collettività.

Nella libertà ognuno ha la responsabilità di:

  • Stare a casa e non avere contatti sociali se si ha la temperatura superiore a 37.5°C e di informare il medico di base
  • Rispettare l’igiene respiratoria: Indossare sempre la mascherina correttamente quando siamo in luoghi chiusi, mezzi di trasporto o quando siamo in luoghi frequentati da tante persone e starnutire o tossire in un fazzoletto o nella piega del braccio (se proprio lo fai nella mano, disinfettati prima di toccare qualunque cosa)
  • Tenere il distanziamento sociale di un metro dalle persone (non congiunti=familiari o conviventi) o di due metri se fa sport
  • Rispettare il divieto di assembramento, non mettiamo in difficoltà gestori di bar o locali che non dovrebbero ricordarci delle nostre responsabilità
  • Mantenere l’igiene delle mani (lavare con acqua e sapone o con i gel disinfettanti)
  • Dare le generalità in negozi o ristoranti  per tracciare i movimenti e gli eventuali contatti con positivi al virus
  • Valutare se installare l’app “Immuni” sul telefonino per tracciare in tutta sicurezza di privacy gli spostamenti (io l’ho installata)

Non è poi così tanto che dobbiamo fare per proteggere noi stessi, la comunità e la collettività.

Credo che ce la possiamo fare con un po’ di responsabilità civile e chissà che non facciamo un passo in più verso la cultura della sicurezza. Magari, così potremmo trasmetterla ai nostri figli affinchè loro, in futuro, sappiano proteggersi senza bisogno dell’obbligo di legge, ma proprio per Cultura.

Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

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