L’iceberg dei conflitti: che ci sta “sotto” i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti 2° PARTE di Cristina Sciacca psicologa

Litigare è il sale dell’amore? Quando il conflitto è sano nella coppia e quando no di Cristina Sciacca Psicologa

Articolo diviso in tre parti: 2° Parte

2° PARTE L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

“La coppia deve essere

 protetta e nutrita amorevolmente

per tutta la vita

da entrambi i partner”

La metafora dell’ICEBERG

Dopo aver evidenziato nella prima parte di questa relazione  i problemi legati ai compiti evolutivi del ciclo di vita della famiglia https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/  , vediamo di entrare nelle problematiche e cerchiamo di comprendere le dinamiche che stanno sotto, dietro, di lato, a contenuti dei conflitti e di cui, la maggior parte delle volte, non si è consapevoli.

Sì, perché i conflitti sono come un iceberg: sopra la punta è visibile, ma sotto?

Tutti abbiamo ben presente il disastro del Titanic: sopra l’iceberg l’avevano anche schivato, è stato sotto che ha squarciato la nave che, ahinoi, è affondata a picco in poco tempo, nonostante fosse una nave nuova di zecca!

Allora vediamo da cosa è composto l’iceberg dei conflitti:

-nella parte emersa, quella visibile, la punta, abbiamo i contenuti dei conflitti (che abbiamo esposto nella prima parte https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ )

-ma nella parte sommersa che va in profondità, quella nascosta, ben più grande di quella in superficie abbiamo i bisogni che spingono da sotto il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre reazioni emotive che hanno una profonda connessione con la nostra storia personale.

Vediamo un po’ cosa c’è nella parte sommersa dell’iceberg dei conflitti, perché se non abbiamo consapevolezza di cosa ci spinge verso il conflitto a livello individuale e di coppia, posso anche risolvere i contenuti, ma se non agisco sui bisogni più profondi, questi si ripresenteranno alla prima occasione.

La prima regola per risolvere i conflitti sarà aver consapevolezza di ciò che emerge (https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ ), ma soprattutto, di ciò che ci sta “sotto”, proprio come un iceberg che nasconde i nostri modelli operativi interni che ci guidano poco consapevolmente nel mondo delicato delle relazioni.

Quando  si arriva in tempo a decodificare  i bisogni sottostanti i conflitti che affliggono le coppie,le relazioni si ricuciono e si risolvono disagi relazionali anche molto compromessi, ovviamente se nella coppia c’è motivazione a farlo! Infatti a volte nella stanza di terapia si trovano coppie molto sofferenti che chiedono al terapeuta di “ aggiustarli” senza fare la minima fatica. Così non è, purtroppo,  perché andare a caccia dei nostri bisogni profondi prevede un percorso di riflessione altrettanto profonda su di sé e la motivazione non può essere ricercata dall’esterno.

Vediamo un po’ insieme le basi di concetti cruciali quali: teoria dell’attaccamento, connessione emotiva, sintonizzazione emotiva e riparazione.

Alcuni cenni sulla teoria dell’attaccamento, così importante per comprendere cosa siamo per l’altro e cosa cerchiamo a nostra volta nell’altro

Cosa si cerca nel proprio partner?

Gli studi più attuali confermano che il proprio partner in una relazione stabile, diventa una  “figura di attaccamento” , sì, proprio come per un bambino la figura di attaccamento è chi si occupa di lui (il care giver) e da cui si dipende per la sopravvivenza.

Per “attaccamento”, in termini psicologici, si intende un rifugio sicuro in cui potersi , appunto, sentirsi sicuri.

Le teorie dell’attaccamento (Bowlby) sono davvero molto interessanti e ci fanno capire come la modalità in cui da adulti ci rapportiamo a un partner sia collegata alla relazione di attaccamento primaria perché è in quella relazione che abbiamo imparato dei modelli operativi che tendiamo a riprodurre nel tempo. I nuovi approcci di psicoterapia individuale e di coppia fanno riferimento a questi studi collegandoli anche alle neuroscienze e agli approcci evoluzionistici e sistemici.

L’attaccamento, infatti è una forza motivazionale primaria, quindi mettiamo qui in evidenza alcuni punti fondamentali che sono validi anche nell’attaccamento adulto :

-il bisogno di cercare e mantenere il contatto con altri significativi è innato per tutta la vita, ecco perché il proprio partner assume un significato così profondo per noi stessi 

– una relazione sicura di dipendenza sostiene l’autonomia  

-non esiste indipendenza o dipendenza, ma una dipendenza efficace o inefficace

– una relazione di dipendenza sicura alimenta l’autonomia e l’auto-consapevolezza

 -più sicuro è il legame, più separati e differenziati si può essere, che vuol dire che più mi sento sicuro dell’altro più tolleriamo la distanza e più possiamo avere spazi personali

– stare bene, essere in salute è mantenere un senso di interdipendenza dall’altro e non di autosufficienza separata dagli altri

E ancora

-un legame di attaccamento offre sicurezza, mentre l’inaccessibilità crea disagio

-la prossimità è il rimedio naturale alla ansietà, alla vulnerabilità e alla incertezza

-l’attaccamento è un porto sicuro (secure base)  è la base dalla quale gli individui possono esplorare il mondo e rispondere positivamente all’ambiente

-la base sicura incoraggia l’esplorazione e l’apertura cognitiva verso nuove informazioni

-solo con una base sicura si è più in grado di creare relazioni cooperative.

Cosa cerchiamo nel partner : una persona che ci sia e mi capisca (responsività del partner, quindi della figura di attaccamento)

Disponibilità (accessibility) e Sintonizzazione (responsiveness) costruiscono legami (bond)

Una persona può essere fisicamente presente ma emotivamente assente

Il coinvolgimento e la fiducia che ci sarà un coinvolgimento emotivo quando sarà necessario è cruciale nel costruire vincoli

Qualsiasi risposta, anche la rabbia, è meglio di nessuna

 Se non vi è coinvolgimento e non vi è risposta emotiva il messaggio trasmetto implica che “i tuoi segnali non mi interessano e non c’è alcun legame tra di noi”

La paura e l’incertezza attivano i bisogni di attaccamento

 Di fronte alle minacce (non risponde al mio messaggio, dove va? Quel mostro di mia suocera, pensa solo ai figli, ecc.) il bisogno di sicurezza e relazione con la figura di attaccamento è primario, e i comportamenti di attaccamento vengono attivati, come protezione contro la insignificanza (non sono importante per l’altro) e la incompetenza (non servo a niente, non so come fare) .

 Il disagio da separazione è prevedibile

 Se i comportamenti di attaccamento non attivano una risposta di contatto e sicurezza, si attiveranno processi di protesta, ricerca di contatto, disperazione e depressione, fino alla rottura del legame

La depressione è una risposta alla perdita della relazione

 La rabbia è un tentativo di ristabilire il contatto con una figura di attaccamento non disponibile

Allora ecco che tutto diventa più chiaro.

La sofferenza che proviamo quando litighiamo con il partner , la rabbia, la depressione vanno al di là dei contenuti ma nascondono bisogni molto più profondi: ecco qui il nostro iceberg dei conflitti, dove sopra ci sono i contenuti, ma sotto ci sono bisogni di connessione e di sicurezza che spingono.

Tanto per intenderci, ecco quali sono alcuni tra i desideri e i bisogni presenti nell’inventario di Lo Iacono e che riguardano fattori di protezione, di condivisione, di sicurezza, appunto.

1.Sentirsi protetti

2. Avere rapporti sessuali

3. Avere un contatto corporeo

4. Sentirsi sicuri

5. Sentirsi apprezzati

 6. Sentirsi accettati

7. Sentirsi stimati

8. Ricevere attenzioni

9. Ricevere parole affettuose

10. Avere un aiuto di tipo pratico

11. Avere un aiuto di tipo economico

12. Avere compagnia

13. Avere una persona di cui ci si può̀ fidare

14. Avere una persona con cui confidarsi

15. Avere una persona con cui sfogarsi

Nella coppia cerchiamo soddisfazione di bisogni fondamentali: di essere connessi emotivamente e sentiti emotivamente

Di seguito i concetti chiave che se presenti fungono da fattori protettivi per la relazione, al contrario, quando assenti, diventano fattori di rischio

I CONNESSIONE EMOTIVA = sento ‘accesso all’altro che è raggiungibile. C’è!

Disponibilità (Posso raggiungerti?)

significa rimanere aperti al partner anche di fronte a dubbi o percezione di insicurezza

Implica la volontà di cercare rendere un senso alle emozioni in modo che queste non ci travolgano

Permette di impedire la rottura del legame e rimanere in contatto con i segnali del partner .

Quando perdo la connessione con l’altro manca fiducia e la sicurezza del legame e si attiva il sistema di protezione dalla minaccia attraverso i meccanismi di Fight (lotta), Flight (fuga), Freeze (congelamento) . Credo che di questi ne parlerò in futuro in un approfondimento ad hoc.

II SINTONIZZAZIONE =riusciamo a sentirci emotivamente anche se non siamo d’accordo

Sento ciò che senti e agisco in maniera amorevole. Non ti distruggerò nel conflitto sono RESPONSIVO

Sintonizzazione (Posso fidarmi che tu sarai in grado di rispondermi in modo emotivo?)

Significa rimanere in contatto con il partner e mostrare che le sue emozioni hanno un impatto su noi

Significa accettare e porre come priorità i segnali emotivi che il partner condivide e inviare segnali chiari di accettazione e cura quando il partner ne ha bisogno

 Permette di entrare in contatto emotivo e calmarci anche fisicamente. Quando siamo sintonizzati, come nella musica, siamo in armonia, se non c’è armonia, allora nella dissonanza c’è incomprensione, sofferenza, centratura solo di sé e distanza.

III RIPARAZIONE = è l’impegno verso la relazione

E’ la capacità di accettare che l’altro possa avere sbagliato e di accettare le azioni di recupero della relazione messe in atto dal partner e delle sue manovre di avvicinamento. Permette il perdono e il processo di ricostruzione di fiducia.

Le modalità di riparazione sono quelle che, per esempio, mettono fine ai silenzi, che, quando lunghi, stressano tantissimo la relazione e sono cattivi

La fiducia è una condizione fondamentale nelle relazioni in quanto è predittiva di comportamento

Nella prossima parte , la terza di questa relazione, ci si occuperà degli schemi automatici che, spesso, spessissimo, mettiamo in atto inconsapevolmente mentre ci ritroviamo a litigare con il partner.

Se non si interrompe lo schema che diventa la modalità principale dell’espressione dei bisogni sommersi il rapporto di coppia aumenta fortemente il rischio di scoppiare

Gestire lo stress da rientro

Le vacanze sono finite: questo sì che è stress! Gestire lo stress da rientro

 

Le  vacanze sono finite: questo sì che è stress! Gestire lo stress da rientro

Le agognate ferie estive per i più sono terminate e si ricomincia a lavorare o torniamo sui banchi di scuola. Ci eravamo abituati ad avere tempo libero, a svegliarci quando ci veniva comodo, a mangiare e bere di più. Poi con tutto quel tempo libero, magari abbiamo visitato dei nuovi luoghi, oppure abbiamo rispettato i rituali di una vita frequentando lidi o monti conosciuti che ci scandiscono il tempo e gli anni che passano.

Ma ora è tutto finito. Si torna al lavoro. Si rivedono colleghi e capi con i quali, magari ci sono conflitti e che si ripresentano con la solita forza.

Esiste proprio una sintomatologia da rientro da vacanze, anche perché che siano andate bene o che siano andate male, al rientro possiamo tutti provare sintomi legati ad un disturbo dell’adattamento

Sicuramente difficoltà di concentrazione, mal di testa, stanchezza, sembra di avere perso il filo di tutto, siamo in confusione, non ricordiamo le cose, possiamo essere più irritabili, e niente ci soddisfa, quasi come fossimo depressi

Allora ecco alcuni consigli per gestire meglio lo stress da rientro al lavoro o agli studi:

  1. Ristabilire il ritmo sonno veglia già qualche giorno prima dell’inizio delle attività per dare all’organismo la possibilità di abituarsi gradualmente
  2. Svolgere attività fisica lo sappiamo tutti, questo è un evergreen. L’attività fisica, anche solo una mezz’oretta per una passeggiata, un giro in bicicletta, o un po’ di stratching, ci aiuta a rilassarci, ad ossigenarci ed a produrre endorfine. Non va bene però se ci poniamo obiettivi non realistici (farò sport tutte le sere per un’ora) , perché rischio di aumentare lo stress
  3. Avere cura di sé : in vacanza lo facevamo, cerchiamo di mantenere viva questa abitudine con qualche coccola, dal momento stesso della colazione al mattino, una maschera per il viso, andare dal barbiere, farsi una piega particolare
  4. Cercare di svolgere attività piacevoli anche legate alle vacanze appena trascorse: rivedere le foto, i video, parlare delle proprie esperienze con amici e parenti per farla durare ancora un po’
  5. Attenzione all’alimentazione: in vacanza abbiamo mangiato e bevuto. Ora cerchiamo di rimetterci dagli stravizi. . Gli esperti suggeriscono di mangiare alimenti ricchi di vitamine A,B e C, bere molto e mangiare uva che è ricca di melatonina che aiuta a ristabilire il ritmo sonno veglia
  6. Incontrarsi con gli amici per avere momenti di svago e di piacere per ridere insieme.
  7. Pensare alle prossime vacanze: programmate un weekend, una giornata di svago da fare anche tra qualche mese, ma già il solo pensiero di progettarla aiuta