4 maggio 2020 Qualcosa è cambiato. Notiamolo! Psicopillola per l’allenamento della nostra autoconsapevolezza

4 maggio 2020 La percezione ai tempi del coronavirus Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

Qualcosa è cambiato. Notiamolo. Alleniamo la nostra autoconsapevolezza.

Stamattina, mentre prendevo il caffè sono uscita sul mio terrazzino ed ho capito che il cambiamento sta anche nei suoni.

Anche ora, mentre sto scrivendo sento smartellare, sento il rumore di mattoni che i muratori qui in fondo alla via rompono con energia con i più svariati attrezzi rumorosi.

Ecco, è il suono del cambiamento.

E’ il suono del cambiamento perché lo noto.

Quando le cose cambiano ce lo dice la nostra percezione che viene dagli organi di senso: ciò che vediamo, che sentiamo con le orecchie, che sentiamo con la pelle, che odoriamo, che gustiamo ha qualcosa di diverso. Allora notiamolo, prestiamogli attenzione!

Devo dire che mentre notavo il rumore dello smartellamento, che ho subito riconosciuto perchè familiare, ho avvertito una sensazione piacevole, come di senso di apertura e l’emozione che ho provato era di speranza. Ho pensato che fosse bello il suono della ripartenza.

Allora penso che tutto sia tornato “normale”, come “prima”.

Ma quale “normale”? Quale “normalità”?

Tutto sta cambiando e riprende vita. Vita diversa da “prima”, questo “durante” coronavirus, piano piano ci traghetterà verso il “dopo”, che sarà nuovo, ma che ancora non si può calendarizzare (https://cristinasciaccapsicologa.it/psicofase-3-gestione-della-fatica-e-stress-psicofisico-prenditi-cura-di-te/).

Niente più è “normale”, perché prima di diventare “normale”, deve diventare la norma, quindi la nuova abitudine.

Quando notiamo qualcosa, significa che c’è un qualcosa di diverso, ed ora tutto ci dice che siamo entrati nella nuova fase, quella della ripartenza, dove tutto inizia a muoversi. Ma lo notiamo, la nostra percezione è cambiata. Cioè, a dire il vero, lei è rimasta la stessa, ma sono cambiate le cose che nota.

Tutto ci dice che le cose sono cambiate in questo periodo di “durante il coronavirus”. e, forse, non ne vedevamo l’ora!

Ho già fatto un esempio legato alla percezione dei suoni: come nelle scorse settimane abbiamo notato il “suono” del silenzio, cioè l’assenza di suono, al quale ci siamo abituati, ora la nostra percezione ci segnala i suoni dei “rumori” a cui prima eravamo abituati, ma che ora ci sorprendono. e li notiamo.

Anche la vista ci dice che qualcosa è cambiato. Notiamolo!

Tutti gli spazi pubblici sono organizzati in modo diverso, proprio per gestire la distanza sociale, nel mio piccolo, anche il mio studio è cambiato: l’ho tutto girato e rigirato per adottare le misure di prevenzione ed avere la distanza di sicurezza, per me stessa e per i miei clienti. La sensazione è stata via via sempre più positiva e l’emozione un po’ ambivalente, un po’ di felicità associata al fatto di riprendere l’attività in presenza ed un po’ di velata preoccupazione. Ma è poi bastato spostare ancora la disposizione del divano e della poltrona per trovare la giusta distanza ed ora sono serena e pronta per una ripartenza in sicurezza.

La vista fa da sentinella e va dove prima non andava, per esempio va subito a controllare se l’altro che si sta avvicinando ha o meno i guanti. Lo avete notato anche voi?

Ma credo che il cambiamento sia più profondo. Forse capita anche a voi, ma quando guardo in TV servizi di informazione, gli spettacoli registrati, i film o le serie, noto le distanze interpersonali, noto che “loro” stanno vicini, noto che, addirittura, si toccano anche solo per un saluto!

Ecco, quando lo notiamo, la nostra percezione sta notando il cambiamento. E lo fa per metterci in guardia e proteggerci.

Pensate agli odori. Con le mascherine anche la percezione degli odori cambia.

Pensiamo alla pelle, cosa ci trasmette, sente il nostro stesso respiro sotto alla mascherina, sente il contatto con i guanti.

Facciamo una prova.

Come state vivendo le prime uscite? Cosa notate attorno a voi? E dentro di voi?

Quali emozioni, sensazioni provate? Quali sono i vostri pensieri? Vi trovate a pensare di essere fuori di testa proprio per tali emozioni, percezioni, sensazioni e pensieri?

Vediamo insieme in questa psicopillola cosa può capitare di provare e di pensare in queste occasioni e vedrete che non siete fuori di testa, ma che il vostro cervello nota i cambiamenti, lo fa per proteggervi e per ricordare che se si adottano le misure di sicurezza siamo al sicuro.

“Sono uscita a camminare attorno il mio palazzo e dopo un mese e mezzo ho fatto una passeggiata più lunga della fila al supermercato col carrello ed ho avuto sensazioni strane. Era come se mi meravigliassi di spostarmi, come se mettere un piede davanti all’altro fosse una cosa strana, vedere spostare il mio corpo, è stato proprio strano, quasi come una vertigine…senza considerare che sentivo le gambe sgranchirsi…”

“Sono andata al supermercato dopo quaranta giorni che non uscivo di casa, sa, ero positiva, e tutto mi sembrava strano, grande, quasi ovattato. Mi sembrava tutto strano, la luce mi infastidiva, le persone, per fortuna che tutti avevano la mascherina….”

“..al supermercato un signore, per errore, mi ha preso contro ad un braccio. Ci siamo guardati spaventati, non ci siamo detti niente, ma sapevamo che ognuno pensava di essersi contagiato attraverso il contatto con l’altro. Poi ho pensato, ma mica si trasmette col gomito, avevamo le mascherine e non ci siamo mica starnutiti in faccia!, così mi sono calmato . abbastanza.”

“..Quando ha suonato alla porta il tecnico delle zanzariere, ho subito notato che aveva la mascherina ed i guanti, e allora ho indossato la mia e l’ho fatto entrare. Era strana la sensazione che mi proveniva dall’avere la mascherina in casa mia..”

“…ma poi… quasi quasi, io sto meglio in casa… chissà quando sarò pronto ad uscire di nuovo…”

Sarà necessario che ci abituiamo a provare sensazioni, pensieri ed emozioni nuove per noi, perché il contesto nuovo, al quale ci abitueremo, naturalmente, ma che inizialmente ci sorprenderanno.  

Le percezioni generano le sensazioni che proviamo, sono quindi legate alla percezione e a qualcosa che sentiamo di riflesso nel corpo.

Le sensazioni che proviamo attaversano due poli o macroaree: da quelle positive e quelle negative.

L’attribuire alle sensazione una chiave edonica, cioè una valutazione se, appunto si tratta di una sensazione positiva, cioè buona o negativa, cioè sgradevole avviene in un micromomento successivo e le associa.

Il nostro cervello nota i cambiamenti, lo fa in modo automatico per proteggerci e per ricordarci che se si adottano le misure di sicurezza siamo al sicuro.

Presto ciò che ora notiamo diventerà “normale” e non lo noteremo più, ma ora è “normale” provare strane sensazioni, emozioni e pensieri e non siamo fuori di testa per questo.

Abituarci a notare ciò che percepiamo, sentiamo e proviamo emotivamente, poi, fa parte della nostra autoconsapevolezza di cui sempre vi parlo, quindi, notare ciò che abbiamo notato è una operazione importante che ci aiuta ad auto regolarci (è pure la I. di ISOGRAM https://cristinasciaccapsicologa.it/meno-instagram-e-piu-i-s-o-g-r-a-m-attivita-quotidiane-che-favoriscono-la-salute-per-diventare-il-migliore-amico-di-se-stessi/).

Poi, chissà se il 4 maggio 2020 sarà una data storica e ci intitoleranno le vie. Sarà così, forse, se ascolteremo la nostra percezione che ci porta a vivere in sicurezza, allora, alleniamo la nostra auto consapevolezza e portiamola verso comportamenti di sicurezza per noi e per tutti!

Presto ci abitueremo, forse, come ci siamo abituati a stare chiusi in casa a fare le maratone di serie tv con i figli che ti insultano e ti prendono in giro, perché non ne imbrocchi uno di quei nomi assurdi dei protagonisti delle saghe che guardi insieme a loro per condividere il tempo diventato tanto e a disposizione.

Di sicuro, può essere anche questa una buona occasione per imparare qualcosa. Allora Buon 4 maggio!!

Psicopillola di Cristina Sciacca psicologa

Contatto Skype Cristina Sciacca

PSICOFASE 3 GESTIONE DELLA FATICA E STRESS PSICOFISICO: prenditi cura di te!

PSICOFASE 3: GESTIONE DELLA FATICA E STRESS PSICOFISICO Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa

Inizia la fase 2 ma siamo alla psicofase 3: Prenditi cura di te.

Io credo che siamo in questa terza psicofase caratterizzata da forte senso di fatica e stress psicofisico data dalla lunghezza delle fasi precedenti (psicofase 1 “negazione” e psicofase 2 “accettazione” descritte nella psicopillola precedente, da cui questa è estratta https://cristinasciaccapsicologa.it/le-3-psicofasi-ai-tempi-del-coronavirus-azioni-positive-alla-portata-di-tutti-per-superare-la-psicofase-3/) e che richiede a tutti un grande sforzo, ma che dobbiamo affrontare con consapevolezza per superarla con meno danni psicologici possibili.

Sì, perché l’uomo si adatta all’ambiente, ma se il periodo di difficoltà ha una durata indefinita o, comunque se è troppo lungo porta con sé danni psicologici tangibili che occorre riconoscere e gestire tempestivamente per scongiurare l’esaurimento psicofisico.

Il costo dell’emergenza psicologica è molto alto ed in questa psicopillola vogliamo parlare di ciò che ognuno di noi può fare per contenere lo stress individuale e familiare.

L’emergenza sanitaria ed economica, infatti, ci hanno portato ad una enorme emergenza psicologica che già era presente nella psicofase 2 e che in questa psicofase 3 necessita di interventi a livello individuale e sociale.

L’esperienza delle necessarie misure adottate a contrasto del contagio: il distanziamento sociale, il blocco delle attività produttive e della mobilità, ci hanno portato a vivere un’esperienza molto grave a causa  della deprivazione sociale, dell’isolamento, dell’inattività e per l’insicurezza economica, oltre che per la preoccupazione per la salute minacciata dal virus.

Si tratta infatti di un trauma collettivo. Sì, si chiama proprio così, come se fosse stato un terremoto, ma forse può essere paragonato meglio ad un attentato, per l’insicurezza che comporta l’epidemia con il rischio contagio non ancora risolto.

Ecco perché, dopo la negazione del virus, dopo la difficoltosa accettazione delle misure, in questa terza psicofase siamo in preoccupazione/fatica/esaurimento: ormai siamo stanchi.

Si tende a non vederne la fine, questa quarantena sembra un’ottantena e ci ritroviamo ad essere sospettosi e a temere l’altro per il contagio possibile, se prima stavamo distanti per decreto, ora siamo distanti per paura, al punto che fatichiamo a reggere il contatto visivo quando al supermercato tendiamo ad evitare pure lo sguardo di chi incrociamo, sempre a distanza, tra gli scaffali.

Le preoccupazioni per le difficoltà economiche sono reali, tangibili ed alle stelle.

I disturbi depressivi, d’ansia e del sonno sono all’ordine del giorno, possono aumentare le dipendenze comportamentali e da sostanze, aumentare l’aggressività, quindi i conflitti che ne conseguono a livello di coppia, familiare, coi vicini, o al lavoro sono all’ordine del giorno.  

Ricordo ciò che ho scritto in apertura: per gestire le nostre emozioni, che guidano i comportamenti, è necessario riconoscerle ed accettarle.

Stare meglio, migliorare il nostro benessere è possibile e possiamo e dobbiamo riconoscere e prenderci carico dei nostri malesseri per farvi fronte con grande responsabilità verso noi stessi, la nostra famiglia, la nostra comunità. Sì, perché siamo parte di sistemi interconnessi e il nostro benessere psicologico personale avrà ripercussioni nei diversi livelli.

AZIONI POSITIVE: COSA FARE PER GESTIRE E SUPERARE LA PSICOFASE  3

Per fare affrontare e gestire questa fase di fatica psicofisica è necessario innanzitutto mettere in azione INTENZIONALMENTE i seguenti atteggiamenti mentali:

  1.  Azionare il nostro cervello corticale per effettuare le operazioni di riconoscimento delle emozioni e individuare le strategie per gestirle in modo da non danneggiare noi stessi e gli altri. Possiamo pensare a questo rinforzando la nostra “parte adulta”
  2. Mantenere allenato (significa azionare consapevolmente e ripetutamente) uno stato di fiducia e positività che ci rendono in grado di essere attivi e proattivi nel gestire le situazioni complesse che stiamo vivendo
  3. Sentire tutto il potere che è nelle nostre mani per agirlo anche attraverso piccole operazioni che sono però fondamentali per il nostro benessere e il benessere dei nostri familiari. Questo punto è fondamentale per trovare soluzioni e per ridurre il nostro senso di impotenza, che, al contrario blocca il pensiero creativo limitando la capacità di generare soluzioni
  4. Attiviamo le nostre risorse: quando siamo in difficoltà mettiamo in atto risorse più o meno nascoste, ma che esistono in ognuno di noi proprio per gestire i momenti di difficoltà (che fanno parte della vita, seppure sembrino assurdi come questo del coronavirus)
  5. Avere la consapevolezza che tutto finirà, sarà, probabilmente per un po’ diverso da prima, ma il coronavirus finirà

Vediamo alcune situazioni tipiche di questa psicofase 3 e delle “buone prassi” corrispondenti con le AZIONI POSITIVE ALLA PORTATA DI TUTTI PER SUPERARE LA PSICOFASE 3

  1. Hai sintomi di stress importanti?

Ti sei accorto che è troppo tempo che non dormi, o che stai esagerando con fumo, alcol, cibo, play station, hai sintomi fisici di origine psicosomatica tipo male alla testa, pancia, attacchi di ansia o altro? Hai messo in atto strategie maladattive e ti ritrovi vicino ad una dipendenza, o a litigare forte in casa?

Sei in quarantena fiduciaria e sei costretto a casa e ti senti un untore?

Cerca di mettere in atto azioni di gestione dello stress.

Io ne suggerisco di due tipologie, in base alle tue caratteristiche vedi in quali riconosci maggiormente i benefici per te stesso e per i tuoi familiari:

  • Attività statiche:

fai attività che riducono l’attivazione attraverso il respiro e la consapevolezza del momento presente:

  • esercità la respirazione, cerca esercizi di mindfulness on line, ce ne sono tantissime
  • fai yoga, anche qui on line su you tube trovi di tutto gratuitamente

fai attività che ti danno piacere che producono eustress (stress positivo) e/o che richiedono attenzione focalizzata (così il cervello si distrae dalle fonti di ansia e si concentra su altro):

  • attività manuali tipo: uncinetto, fare la maglia, ricamare, disegnare, dipingere, bricolage, giardinaggio, cucinare, ecc
  • Attività dinamiche:

Fai attività che richiedono sforzi e movimento per eliminare l’energia in eccesso:

  • Pulizie pesanti (ma ormai sarà già tutto pulito)
  • Esercizi di ginnastica, fai le scale su e giù, corri attorno a casa, fai flessioni, anche qui puoi cercarne on line
  • Canta forte a squarciagola le tue canzoni preferite
  • Piglia un cuscino, mettilo sul letto e dagli pugni facendo attenzione di non sbattere sul comodino e farti male
  • Poi per tutti valgono le attività di relazione:

parlare con qualcuno dal quale ti senti capito:

chiama al telefono, o meglio, videochiama un amico, un conoscente, un esperto, chiunque ti possa accogliere in questo momento difficile.

Se vedi che i tuoi sintomi sono importanti o durano a lungo, informa il tuo medico di medicina generale e il tuo psicologo di fiducia (sì, credo che tutti dovremmo averne uno).

2.Riprenderai il lavoro? => METTERSI IN SICUREZZA

Non vedi l’ora di rientrare al lavoro perché sei stanco di stare a casa, ma sei ambivalente ed allo stesso tempo hai paura del contagio?

Hai ragione ad essere preoccupato, fai bene a non abbassare la guardia, è naturale, dato che il problema contagio non è ancora stato risolto (dato di realtà).

 Ci sono fior fior di scienziati in tutto il mondo, che si stanno dando da fare per trovare le soluzioni (dato di realtà legato alla fiducia che genera sensazioni positive di speranza e di potere).

Esercitiamo il nostro potere mettendo in atto le azioni che già conosciamo, già sappiamo  cosa possiamo e DOBBIAMO fare per proteggerci:

  • Mantieni il distanziamento di almeno un metro dai colleghi (non abbracciarli o stringere le mani)
  • Igiene delle mani (acqua e sapone, o soluzioni idroalcoliche da avere sempre con se)
  • Igiene respiratoria (tossisci e starnutisci nel fazzoletto o nella piega del gomito), mascherina
  • Pulisci e disinfetta gli strumenti e i piani di lavoro
  • Arieggia i locali più volte al giorno
  • Stai a distanza dai clienti e richiedi protezioni di plexigass (quelle che vediamo alle casse dei supermercati, o nelle farmacie)
  • Se, poi, hai la febbre, non andare al lavoro

3)Sei in serie difficoltà? CHIEDI AIUTO!

Essere in serie difficoltà è una condizione che può capitare a tutti e che fa parte delle situazioni della vita.

E’ per questo che non ce ne dobbiamo vergognare!

E’ molto sbagliato pensare di farcela sempre da soli, è il mito dell’autonomia e della forza.

Tutti siamo dipendenti e interdipendenti gli uni con gli altri.

Tutti facciamo parte di un tutto: di un sistema familiare, di una comunità, di una nazione.

Tutti siamo forti e deboli allo stesso momento.

Ma quando siamo in forte difficoltà dobbiamo azionare il nostro cervello corticale e chiedere aiuto!

Questo significa prenderci carico di noi stessi, essere forti ed azionare il tasto di emergenza della navicella e non farla schiantare perché ci sembra di essere deboli o ci vergognamo.

Possiamo avere vari livelli di difficoltà in diversi ambiti.

Allora in questi casi è sano chiedere aiuto ad amici, vicini di casa, familiari, esperti o a chi ha il compito istituzionale di intervenire.

  • Stai vivendo una esperienza di maltrattamento e di violenza intrafamiliare o stalking?

 Non tollerare oltre, per te e per i tuoi figli, se ne hai: chiama i Servizi Sociali, i Carabinieri o fai il numero 1522 dove trovi chi ti ascolta, al 1522 trovi anche una app creata apposta.

Se ti senti in pericolo ci sono i centri antiviolenza e le case/rifugio per le donne (lascia perdere i casi drammatici che sentiamo in tv, fortunatamente ce ne sono a migliaia che finiscono bene, ma occorre CHIEDERE AIUTO!)

  • Sei in difficoltà nella gestione dei figli, nei rapporti di coppia o familiari, insomma hai difficoltà psicologiche (cognitive, affettive, relazionali, comportamentali)?

Inizia col chiedere aiuto ad amici e parenti, poi passa ad un colloquio con un esperto psicologo che sia iscritto all’Ordine degli psicologi in modo da rivolgerti a professionisti veri del benessere psicologico. E’ un falso mito che se vai dallo psicologo o sei matto o ci vorranno anni perché ti lega mani e piedi a lui. Lo psicologo (iscritto all’Ordine) fa anche counseling che significa che fa consulenze mirate a risolvere un problema e solitamente sono brevi. Gli psicologi ti trovi al servizio pubblico e, se puoi, nel privato, ora tutti lavoriamo on line ed è meno peggio di ciò che immagini. Personalmente mi sto trovando bene a lavorare con Skype.

  • Sei in difficoltà economiche? Rivolgiti in un crescendo alla tua rete sociale, familiare, alle istituzioni, al Comune, alle parrocchie, alla Croce Rossa. Qualcuno che potrà supportarti in questa difficile fase lo troverai, non rivolgerti a chi si approfitta di te come strozzini, oppure organizzazioni malavitose.  

4.Hai avuto un lutto legato al Covid-19?

Eh, sì, dobbiamo fare i conti anche con questa drammatica realtà di chi sta vivendo questo in prima persona o per il lavoro che svolge.

Carissimo, stai attraversando un momento davvero tragico e ti faccio le mie più sentite condoglianze.

Nessuno dovrebbe passare ciò che hai passato e che stai passando tu. Tu stai malissimo, perché questo maledetto virus ti ha portato via un familiare, un amico, un collega nel modo più atroce.

Attenzione, l’atrocità non è data dalla morte in sé, che, per definizione è sempre tragica e ingiusta e non si è mai pronti ad affrontarla, atroce non solo perché è l’unico per sempre che conosciamo e manda i sopravvissuti nel dolore più cupo, ma allo stesso tempo, nel dolore più naturale, proprio perché la morte è un fenomeno legato alla vita.

L’atrocità della morte ai tempi del coronavirus sta nelle modalità con cui avviene e per come deve essere gestita proprio per contrastare il virus.

Si tratta di una morte vissuta in solitudine, solitudine per chi ci lascia, per chi non può avere il conforto dei cari, ma solo degli operatori che si trovano a loro volta a vivere tragicamente il momento in cui il loro ruolo assume un valore di ultimo familiare surrogato (con terribili conseguenze psicologiche per gli operatori sanitari).

E’ anche una morte vissuta in solitudine anche per chi rimane: figli, fratelli, coniugi, genitori, parenti, amici, colleghi, i quali non possono, o non hanno potuto aver il conforto della vicinanza fisica nella morte e dei rituali del lutto.

I lutti senza corpo sono i più tragici, sono quelli a cui non si può dare una ragione. Sono quelli a cui si può anche sfuggire: “magari non era lui, hanno scambiato qualcosa”, dando spazio, anche qui alla negazione, come nei casi di scomparsa che sentiamo nella cronaca nera.

I lutti senza corpo sono lutti ancora più complessi dei lutti gravi che possiamo vivere, come i suicidi, le morti improvvise, le morti di giovani e giovanissimi.

I lutti senza corpo non consentono un saluto. Abbiamo visto tutti le immagini di quelle carovane di convogli militari che trasportavano salme.

Mi rivolgo a te che hai subito tutto ciò.

E’ necessario che tu compia 5 azioni per procedere con la difficile elaborazione del lutto e uscire dall’impotenza con operazioni cognitive e pratiche che ti aiuteranno psicologicamente a stare un po’ meglio nel dolore del lutto:

  • 1.Purtroppo devi accettare la realtà che il tuo caro non c’è più, anche se non lo hai visto direttamente
  • 2.Sappi che non è colpa tua
  • 3.Sappi che appena possibile potrai raggiungere la salma e fare il funerale che il tuo caro merita e che potrai condividere il momento con tutti coloro che vorrai
  • 4.Intanto, se ancora non lo hai fatto, crea tuoi rituali di saluto, non sei matto se crei un altarino in casa, se accendi una candela, se gli scrivi una lettera
  • 5.Coinvolgi anche i bambini nel casalingo saluto rituale al caro estinto e approfitta per ricordare loro chi e cosa era per te e per voi quando era in vita.

Tutto questo lo devi fare che tu sia religioso, o che tu non lo sia, perché si tratta di pratiche che sono a sostegno dell’equilibrio dei vivi, che spesso vivono in famiglia ed hanno la responsabilità di sostenere emotivamente i più fragili e i propri figli per non fare perdere loro la speranza nel futuro e per non buttarli nell’angoscia.

5. Le cose tutto sommato ti vanno benino, oppure non vanno bene, ma hai un po’ di energia? Allora sii utile agli altri!

Praticare la gentilezza, la solidarietà, è risaputo, è un’altra condizione che dà valore a noi stessi e genera benessere all’altro ed a sé. Questo perché si viene a creare un circuito virtuoso di positività che si autorinforza, e come abbiamo detto la positività è necessaria per portare cambiamenti.

Ognuno nel proprio piccolo può esercitare queste micro (o macro) azioni di solidarietà che hanno un effetto benefico importante per noi stessi ma anche per la nostra comunità. Cosa intendo con essere utili agli altri?

  • Esercitare la vicinanza emotiva: siamo così distanti, ma possiamo fare un sorriso, dare uno sguardo, anche solo a chi incrociamo a fare la spesa, fare una parola con i nostri vicini, chiamare al telefono o videochiamare i nostri anziani per stare loro vicini
  • Agire piccole attenzioni da distribuire a caso, o mirate, in base alle nostre caratteristiche, alla nostra professione, alle nostre possibilità e capacità
  • Aderire all’associazionismo volontario è un’altra attività che dà tanto a chi la fa e a chi la riceve, ovunque ci sono associazioni di volontariato, dalle più importanti e organizzate a livello nazionale e locale, come la Protezione Civile, o la Croce Rossa, alle piccole realtà locali, dalle parrocchie ad altre realtà così forti ed importanti nel nostro Paese

I problemi emotivi che stiamo vivendo in questa psicofase sono tanti e costringono tutti a un grande sforzo di responsabilità, ognuno per il ruolo che riveste, di responsabilità per se stessi, per le proprie famiglie, per la comunità, appunto in base al ruolo che rivestiamo.

In noi abbiamo le risorse, la forza e fiducia per affrontare e superare questa fase e, sicuramente, in qualche modo ce la faremo ed entreremo nella prossima psicofase, quella del “ma come ho fatto a superare tutto” tipica di quando guardiamo indietro e riconosciamo le difficoltà che abbiamo superato!

Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa 

Per counseling on line contatto skype: Cristina Sciacca

Psicopillola per la gestione del personale: Piccolo vademecum sulla comunicazione in Emergenza per chi gestisce il personale

Psicopillola per la gestione del personale:

Piccolo vademecum sulla comunicazione in Emergenza

di Cristina Sciacca Psicologa

 Come state oggi? In quale fase psicofisica siete? Ma soprattutto, qual è il vostro ruolo al lavoro?

Vi trovate, forse, nella situazione in cui siete il punto di riferimento dei vostri collaboratori che si rivolgono a voi come se foste degli indovini che, attraverso la vostra palla di vetro, possono predire il futuro?

Ecco allora una psicopillola ad hoc creata per coloro che, per ruolo professionale, hanno il compito di dirigere/coordinare dei collaboratori ai difficili tempi del coronavirus.

Sì, perché le competenze richieste a chi ora deve coordinare/dirigere gruppi di lavoro sono cambiate e rese più complesse dalla situazione: ora si passa dalla comunicazione efficace “semplice” (ovviamente è un azzardo definire “semplice” la comunicazione efficace, ma è per capirci e per attirare la vostra attenzione), alla comunicazione in situazioni di emergenza, conosciuta fino ad ora, solo dai tecnici dell’emergenza dove avere una modalità assertiva diventa d’obbligo.

Stiamo vivendo un momento storico, mai vissuto prima a livello così globale, che ci meraviglia ogni giorno e che nel giro di un soffio, ha sbalzato tutti quanti in questa realtà surreale, ma altrettanto concreta e, piano, piano, stiamo accorgendoci che ci dobbiamo abituare a vivere e che non sarà mai più come prima, c’è un prima e un dopo coronavirus nella vita di tutti.

Ma c’è anche un durante il coronavirus, ed è questo il momento difficile da gestire perché ci si trova a dover gestire l’INCERTEZZA e ci dobbiamo rapportare al RISCHIO che ognuno vive. E se abbiamo un ruolo di direzione/coordinamento dobbiamo rinforzare le nostre competenze comunicative e riflessive per gestire il personale.

Personale che si ritrova a svolgere le funzioni professionali in smart working, (e magari ha figli in smart school, o peggio, figli piccoli che scorrazzano per casa o sopra di loro), o che si reca al luogo di lavoro in condizioni di distanziamento, e che comunque, spesso può essere preoccupato per il proprio futuro, oltre che per la salute.

E’ di questo che abbiamo appena parlato in una interessante video conferenza con sei direttori di una rete di servizi.

Chi, per ruolo gestisce del personale si trova a fare un lavoro molto faticoso in quanto si trova nella situazione di dover intervenire su due livelli:

  1. Livello suo proprio individuale: come sto affrontando io stesso personalmente la situazione di quarantena? Che impatto ha sulla mia vita personale? Che impatto ha sul mio vissuto emotivo? Che impatto ha sul mio piano familiare? Come riesco a regolarmi emotivamente, anzi, la domanda migliore è: riesco a regolarmi (essere in controllo) emotivamente? Dormo? Com’è il mio umore? Sono preoccupato? Ecc. ecc. e per questo livello rimando alle mie precedenti psicopillole
  2. Livello professionale: come ruolo ho il compito di affidare compiti, definire strategie, coordinare i gruppi di lavoro e le attività, ma ho anche il compito di CONTENERE EMOTIVAMENTE il personale che gestisco. Attenzione, non è che prima non lo facessi, ma ora la situazione è di emergenza mondiale, non credo che qualcuno abbia già avuto esperienze simili se non chi si ritrova a lavorare nel settore (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, ecc.) e le ansie, le preoccupazioni, le paure, l’aggressività del personale devono avere un occhio di riguardo, uno spazio di ascolto.

E’ per questo livello 2 che ho pensato a questa psicopillola in modo da avere qualche spunto tecnico per i miei amici che si trovano a dover gestire questa situazione anomala che richiede, più che in altre condizioni, di esercitare il pensiero riflessivo e di azionare la parte più razionale e creativa propria del nostro cervello corticale proprio per contenere l’emotività degli altri e stabilire le linee di condotta e strategiche.

La COMUNICAZIONE in EMERGENZA

L’obiettivo della comunicazione in questa situazione che stiamo vivendo a causa dell’epidemia da SARS-CoV-2 è quello di sostenere le persone ad attivare le risorse di cui dispongono al fine di affrontare la situazione di emergenza passando dalla preoccupazione a un comportamento consapevole e collaborativo perché l’emergenza sanitaria e psicologica sono entrate nelle nostre vite e le ritroviamo anche al lavoro .

Il direttore, chiamiamo così la figura che coordina/dirige, per capirci, ha sicuramente le sue incertezze, preoccupazioni paure (livello 1 sopradescritto), ma è necessario che faccia da filtro tra il suo interno, le informazioni che riceve e quanto comunicherà al personale.

Il direttore, infatti, ha un ruolo importante di modello di comportamento finalizzato a promuovere e ribadire le azioni di prevenzione sanitaria (che ben ci spiegano e ci ripetono attraverso ogni possibile canale di comunicazione radio, tv, social, ecc.), ma anche quello di definire quali siano le azioni da compiere e non compiere in azienda per creare un clima di partecipazione informata e non di panico.

Per fare questo ha vari strumenti:

1.LA RETE

La rete professionale ora più che più che mai è un punto di forza che aiuta e sostiene il direttore a livello individuale, lo fa sentire meno solo e isolato e sostiene nel confronto e nella decisione della pianificazione della comunicazione. Rinforzare il confronto tra pari nella dirigenza aiuta e sostiene emotivamente chi deve prendere decisioni strategiche. Molto importante che sia tra pari, dato che cercare contenimento in chi si deve contenere non può portare a benefici ed in questo momento i ruoli (responsabilità, compiti, mansioni) devono essere ancora più chiari e definiti perchè nella confusione c’è bisogno di ordine.

2.La PIANIFICAZIONE della comunicazione.

Nelle situazioni di emergenza la comunicazione deve essere pianificata e strutturata nei contenuti, nelle modalità e negli strumenti. “La comunicazione è quindi parte integrante della gestione dell’emergenza ed è fondamentale per costruire fiducia e credibilità e per garantire la collaborazione e la partecipazione. Tutto ciò è essenziale per la costruzione e per la tutela della salute, che rappresenta uno dei determinanti principali del benessere economico” questo è quanto dice l’Istituto Superiore della Sanità per la gestione dell’emergenza, ma è un principio valido anche in azienda in quanto è finalizzata a mantenere un clima di fiducia e collaborazione tra i membri della comunità aziendale, sì, perché ogni azienda è una comunità e come tale va gestita.

Questo significa che per comunicare con il personale le scelte, le nuove indicazioni lavorative, non è efficace fare interventi improvvisati o lasciati al caso, per evitare la perdita di credibilità, ma è necessario optare per interventi strutturati e pianificati .

3.COMUNICARE L’INCERTEZZA.

La situazione odierna è caratterizzata da forte incertezza lavorativa: quando riprenderemo il lavoro, avremo ancora il lavoro, saremo al sicuro con i dispositivi previsti, come sarà il lavoro nel post coronavirus. Gli interrogativi sono di questo tenore, come ben sappiamo tutti.

Per questo è opportuno:  

  • spiegare ciò che è certo rispetto al contesto di riferimento,
  • quali sono le decisioni prese spiegandole nel dettaglio,
  • MOTIVARLE, perché questo consente l’attribuzione di senso, fondamentale per aderire alle disposizioni (prendere ferie, orari smart working, cassa integrazione, nuovi progetti)

Non è funzionale

  • fare previsioni azzardate dando date, notizie, se non sono certe
  • fornire false speranze,
  • dare prospettive catastrofiche
  • sfogare le proprie ansie e preoccupazioni

E’ funzionale

  • dire cosa si conosce di certo citando fonti attendibili e
  • mostrare, con i fatti, quanto si sta facendo
  • azioni concrete per prepararsi al futuro.

La modalità che porta speranza, non è affidarsi a un risolutore dei problemi (Dio, gli dei, il Governo), ma cercare in ognuno di noi il potere di fare, nel nostro piccolo, per influire con le nostre piccole azioni, al superamento/ miglioramento della situazione.

Usciamo dall’impotenza attraverso azioni positive che ognuno nel proprio piccolo può mettere in atto. Queste sono le certezze che un direttore deve comunicare in modo pianificato ed assertivo.

Quindi, nell’incertezza

  • occorre descrivere bene quali sono le certezze,
  • quali sono i fatti e i comportamenti da seguire
  • questo per trasmettere le modalità in cui svolgere azioni/operazioni/comportamenti per fare sentire i collaboratori in una posizione di percezione di potere e meno di impotenza.

4.COMPETENZA DI ASCOLTO

Cosa è importante che faccia ancora di più nelle fasi di emergenza il direttore/coordinatore per contenere emotivamente il suo personale? Le preoccupazioni per il futuro professionale o per la salute, sono legate al rischio percepito ed è molto importante dare spazio alle domande, incertezze, preoccupazioni.

Creare momenti strutturati con funzioni di contenitore (riunioni, spazi mail, gruppi condotti da personale esperto per la gestione delle emozioni, ecc.).

Anche in questo caso è fondamentale seguire le istruzioni del punto precedente sulla comunicazione dell’incertezza

Evitare di essere preda del cervello emotivo/rettiliano che porta a non controllare le emozioni:

  • sminuendo il valore delle preoccupazioni,
  • ridicolizzando le preoccupazioni
  • negando le preoccupazioni
  •  perché sono modalità che probabilmente le rinforzeranno e stimoleranno la risposta del cervello emotivo/rettiliano dell’altro

Cercare di azionare il cervello corticale che porta a comportamenti creativi e riflessivi:

  • Mettendo in atto consapevolmente le modalità proprie dell’ascolto attivo con particolare attenzione alla comunicazione non verbale
  •  comprendendo le preoccupazioni
  •  rispondere con le certezze che si hanno cercando di stimolare il cervello corticale dell’altro
  • farsi aiutare individualmente da uno psicologo iscritto all’Ordine professionale tramite un progetto creato ad hoc

Buon lavoro a tutti, vi saluto e torno al mio prossimo Skype per una consulenza on line, che, devo dire, mi sta proprio molto piacendo. Questo “durante coronavirus” mi sta portando una modalità di lavoro che non avrei mai scelto, quella on line e che mi ha portato ad un cambiamento professionale che considero una crescita di competenze che ora fa parte della mia modalità operativa di fare counseling e psicoterapia. Credo che sia così per molti, d’altra parte, non abbiamo molta scelta, se non l’adattamento all’ambiente, questa volta ambiente di lavoro per il post coronavirus.

Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa