Coronavirus: prevenzione e psicosi di massa – Meccanismi automatici dell’isteria di massa

Mi si è liberata la giornata, effetto dell’isteria di massa o della prevenzione?

Forse effetto di entrambe le cose.

La prevenzione della salute prima di tutto e questo è un must, tutti dobbiamo seguire le direttive ministeriali senza se e senza ma.

In ogni caso, mi piace riflettere e affrontare con il cervello corticale, quello razionale, le situazioni di vita cercando di comprenderle e di darvi un senso.

Allora, tutti ci stiamo accorgendo che sta succedendo qualcosa, che, però, pare sfuggirci di mano, il nostro cervello rettile ed emotivo vanno a nozze e l’isteria di massa, psicosi di massa, ansia di massa, chiamatela come volete, dilaga. Dilaga sempre più.

Cosa intendo? Amuchina finita, mascherine finite, assalti a supermercati, timore di contagio, piazze deserte, uffici postali deserti (…c’è sempre qualche vantaggio, in effetti…).

Possiamo allora riflettere sui meccanismi automatici, quelli istintivi che si attivano al di là della ragione, ma che sono volti alla sopravvivenza, come nelle isterie di massa, appunto.

Vediamo un po’ cosa può succedere in caso di pericolo percepito. Beh, nel nostro organismo, accade tutto ciò che accadrebbe se il pericolo fosse reale.

La paura, emozione fondamentale per la sopravvivenza, quando si attiva, porta con sé tutti i meccanismi fisiologici volti a portare il corpo e quindi la vita, in salvo; si attiva il sistema simpatico per predisporre l’organismo alla fuga o all’attacco, oppure si attiva il sistema parasimpatico e predispone l’organismo al congelamento, all’immobilità.

Questi meccanismi di sopravvivenza tutti li conosciamo.

Per capirci meglio, facciamo un esempio, facciamo finta che ci sia un predatore (pensate a quello che preferite: leone, tigre, vanno tutti bene) che si stia fortemente interessando a noi con l’acquolina alla bocca.

Quali strumenti abbiamo per uscirne vivi?

  • Attacco: attraverso la rabbia, altra emozione fondamentale, cerco di avere il controllo della situazione e faccio come Sandokan con la tigre della Malesia, tiro fuori la sciabola e con un salto acrobatico le squarcio tutto il ventre (mi voleva mangiare, sono abilitato a uccidere un animale, specifico per gli animalisti)
  • Fuga: corro via evitando il problema, nella speranza di correre più forte, non del predatore (che spesso corre più forte di noi), ma del mio collega a fianco, sì, perché, proprio per il principio della sopravvivenza le emozioni si contagiano e se ti vedo correre, io, per non sapere né leggere, né scrivere, corro e scappo come fai tu e cerco correre più forte
  • Congelamento: mi immobilizzo, svengo, mi fingo morto per cercare di rendermi non interessante e non minaccioso agli occhi del predatore nella speranza che lui vada oltre e, al solito, magari si interessi al mio collega a fianco…

Tutti gli animali, e quindi anche l’uomo, funzionano così.

La differenza tra l’uomo e gli altri animali è che noi siamo così “evoluti” che siamo in grado di mettere in atto tutti gli stessi meccanismi di sopravvivenza anche di fronte a pericoli immaginari, a pericoli percepiti. Avete presente gli attacchi di panico? Ecco, anche questi sono un perfetto esempio della reazione del corpo di fronte a paure non razionali e spesso nemmeno consapevoli.

Se lo stimolo è irrazionale, non reale, molto reale è, al contrario, la reazione del corpo.

Se lo stimolo irrazionale è l’isteria di massa da contagio di coronavirus allora come potrebbero essere tali meccanismi difensivi automatici e primordiali che si innescano non sul reale ma sull’irrazionale? Proviamo a ipotizzare:

  • Attacco: attraverso la rabbia, altra emozione fondamentale, cerco di avere il controllo della situazione e faccio come Sandokan con la tigre della Malesia, e  mi butto con spietata forza contro il/i poveri altri umani considerati infetti per appartenenza geografica, nazionalità , li denigro, li attacco come posso,  e/o lotto per accaparrarmi il cibo e ogni presidio possibile immaginabile, anche se, in realtà, non mi serve, ma non si sa mai…
  • Fuga: corro via evitando il problema, mettendo in atto meccanismi difensivi di negazione: “ma che coronavirus o coronavairus, è tutta una fantasia dei poter forti!”, oppure “a me non viene, faccio avanti indietro da Wuhan da sempre, figurati se mi fermo adesso!” oppure ” ma che problema c’è se esco dalla zona rossa e vado a mille chilometri da qua in treno!”
  • Congelamento: mi immobilizzo, svengo, mi fingo morto, non esco più di casa, mi immobilizzo e mi muro dentro alla mia tana a consumare chili e chili di pasta corta.

Vorrei, inoltre fare altre considerazioni, dicendo che sono in tanti che si possono approfittare degli umani nel momento in cui sono in preda al panico e scappano di qua e di là in una guerra del tutti contro tutti.

Sì, perché nel momento in cui i neuroni specchio iniziano ad attivarsi ecco che il panico si diffonde, questo sì che è contagio, il contagio emotivo che può generare, appunto, nelle masse risposte isteriche e irrazionali, come l’accaparramento di cibo, la fobia del contagio, il rifugiarsi nella tana e percepire l’altro come un pericolo, un pericoloso untore da evitare e scacciare.

C’è un meme che gira sui social che mi fa sorridere e dice più o meno così: finchè erano i cinesi ok, ma ora come lo riconosci uno di Codogno? Fa sorridere, ma è molto amaro, proprio perché fa riferimento alla difficoltà a riconoscere il pericolo contrapponendolo al pregiudizio che se sei cinese, allora sei portatore di coronavirus con la semplificazione di ogni stereotipo. Ma i virus non si vedono, loro sì che viaggiano per il mondo senza frontiere, questa è la verità, Mago Merlino docet.

Dicevo, però, che in tanti possono approfittarsi degli umani in preda al panico e quindi maggiormente vulnerabili emotivamente e di conseguenza più facilmente manipolabili e quindi facili prede.

Allora possiamo vedere chi lucra mediaticamente oscurando l’informazione scientifica e veritiera, con trasmissioni con uno story telling volto ad infondere il terrore, la paura, il panico, l’isteria collettiva, appunto, non a caso ci sono trasmissioni che solitamente trattano di casi di cronaca nera che si riqualificano come trasmissioni di pseudo cronaca scientifica volta al sensazionalismo. Bah, e dire che i giornalisti dovrebbero essere regolamentati…

C’è chi lucra economicamente, allora c’è chi vende i dispositivi tipo mascherine e guanti a cifre centuplicate, e non parliamo della famosa amuchina che ormai ha prezzi  proibitivi, quando la si trova dai bagarini.

C’è chi lucra politicamente, chiudiamo i porti, mettiamo i muri, prima gli italiani, fuori i cinesi, e via così.

Allora, quale è il problema? Neghiamo tutti il problema e diciamo che non è niente, sono tutte fesserie? Assolutamente no!

Il problema, come ci hanno ben spiegato sui siti istitutzionali del Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=228) , e i Funzionari incaricati, che il problema è di seguire le indicazioni per la prevenzione per non ammalarsi tutti insieme, il problema non è che moriremo tutti e che se non facciamo rifornimento di cibo, comunque, poi moriremo tutti.

Sicuramente moriremo tutti, ma solo 2% di chi ha contratto o contrarrà il coronavirus, morirà di questo morbo (incrociamo le dita).

Ci hanno dato alcune regole che ormai conosciamo tutti che non ripeterò e che portano tutti a profumare di sapone più del solito, come diceva Michela Murgia ieri sera in una trasmissione radiofonica..

Morale: cerchiamo di non farci travolgere da paure irrazionali e rispettiamo con fiducia le direttive ministeriali che ci indirizzano verso i comportamenti corretti volti a minimizzare il rischio senza crearci paturnie peggiorative che generano problematiche gravi e serie a tutti coloro i quali hanno patologie e vulnerabilità importanti.

Insomma, cerchiamo di domare il nostro cervello rettile utilizzando il cervello razionale e restiamo connessi ed ancorati alla realtà proteggendoci in modo consapevole ed adeguato al rischio.

Comunque io di mascherine ne ho a decine, avendo viaggiato in paesi NON a rischio nel rispetto di noi stessi e di tutti quanti. Se a qualcuno servono, ma SOLO per motivazioni valide, mi faccia un fischio, gliele regalerò molto volentieri.

 E che Dio ce la mandi buona…

Cristina Sciacca psicologa

Si può ri-nascere ogni giorno, albero di Natale e roghi propiziatori

Si può ri-nascere ogni giorno, albero di Natale e roghi propiziatori. Psicopillola di Cristina Sciacca

Amo gli alberi addobbati, mi trasmettono un senso di gioia e felicità infantile, colori, luci , palline e qualunque cosa sia appesa a questi abeti sempreverdi (nonostante tutto). E non parliamo dei roghi della Befana, per i quali c’è una grande attesa!

Allora penso al significato simbolico dell’albero di Natale, alle sue origini che ci portiamo dietro dal paganesimo, con i rituali propiziatori di rinnovamento della vita legati al solstizio d’inverno.

Penso alla paura del futuro che ci travolge soprattutto nei momenti bui freddi e tristi della vita . Penso a quando pare che poco e niente abbia senso, figuriamoci lo “spirito natalizio ” .

Ecco, credo sia proprio per affrontare questi periodi bui che l’uomo abbia inventato i riti propiziatori, come pure i roghi di fine ed inizio anno, i nostri antenati avevano paura della fame e del freddo, noi soffriamo per la ricerca di senso o per le malattie, per lo più.  

Questi sono gli ultimi giorni in cui si può godere della bellezza degli alberi di Natale, simboli di rinascita, cambiamento, luce e speranza nel futuro, che con l’impegno, sì, può migliorare. Siamo anche in attesa di godere degli splendidi roghi della Befana (a Bologna si fa il vecchione di fine anno), rituali propiziatori che esistono da sempre per illuminare e scaldare le lunghe notti (“nessuna notte è infinita”), per ipotizzare futuri possibili e auspicare prosperità ai singoli ed alle comunità.

Ecco, godiamone sempre, nonostante tutto e andiamo avanti guardando alberi di Natale e i falò con gli occhi stupiti del bambino che c’è in ognuno di noi.

E andiamo avanti, perchè ri-nascere ogni giorno dell’anno, si può.  🍀🌹

Psicopillola di Cristina Sciacca

Meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. !Attività quotidiane che favoriscono la salute per diventare il migliore amico di se stessi

Attività quotidiane che favoriscono la salute per diventare il migliore amico di se stessi

Di Cristina Sciacca

E’ importante volerSi bene. Questo concetto, in linea di massima, tutti quanti lo conosciamo.

Spesso ce lo ripetiamo o lo diciamo a chi ci è amico.

Anche le pubblicità televisive ce lo ricordano, e pur essendo finalizzate al commercio di beni o servizi, dicono il vero.

Sì, spesso lo diciamo a chi vogliamo bene: “Ti vedo stanco/a, stressato/a, sei in crisi. Cerca di volerti più bene!” oppure: “Devi imparare a volerti più bene”, ma ancora più spesso, lo diciamo agli altri, senza che poi noi stessi pratichiamo ciò che predichiamo.

Nella vita, dobbiamo superare momenti (a volte molto lunghi), e situazioni molto stressanti che ci possono assai logorare. Ecco allora che dobbiamo tirarci su e, appunto, volerci bene.

Volersi bene significa, ahimè, infatti, dedicare tempo e impegno verso se stessi. Se leggete articoli su riviste specializzate o anche riviste volte al benessere, infatti, si scopre che per volersi bene spesso è sinonimo di avere tempo per se stessi.

C’è anche chi lo chiama “sano egoismo”, credo proprio per questo.

E questa è la cosa importante, direi la conditio sine qua non, il punto di partenza: legittimarsi a prendersi cura di sé per dedicare tempo al nostro benessere fisico e mentale.

Avete presente cosa dicono in aereo quando ci spiegano le procedure di sicurezza? In caso di pericolo, prima occorre mettere la propria mascherina per l’ossigeno, poi quella degli altri, perché solo così possiamo essere di aiuto. Spesso, però, la vita quotidiana ci porta ad occuparci di tutti gli altri, figli, lavoro, congiunti vari, per poi preoccuparci per noi stessi.

Ecco, questa non è una modalità utile, anzi, nel tempo diventerà maladattiva, cioè, invece di migliorare le condizioni, le peggiora.

Quindi, iniziamo a legittimarci di prenderci cura di noi stessi, anche per poter essere meglio funzionanti per il resto del mondo.

Sappiate che è sempre il momento giusto per iniziare a farlo!

Ma cosa si deve fare, poi, per volersi più bene, per essere meno stressati, affrontare in maniera più adattiva le situazioni?

Vincere alla lotteria! No, certo, anche perché pare che le vincite comportino grossi stress… Scherzi a parte, a volte non è facile fare ciò che sembra così scontato, come volersi bene. Ma volersi bene significa ripartire dall’inizio, dallo svolgere attività di base.

Ecco, di seguito, un acronimo, che assomiglia a istagram, ma che è IS.O.G.R.A.M. che indica quali sono le attività che dobbiamo svolgere quotidianamente per aiutare il nostro cervello (lo dicono le neuroscienze) e il nostro corpo a stare meglio e ad essere maggiormente resilienti e forti psichicamente.

Tale acronimo l’ho coniato per ricordare le attività che Daniel J. Siegel, grande studioso della mente, psichiatra docente presso l’università della California che ha, tra le altre cose, sviluppato il campo della neurobiologia interpersonale, indica nei suoi libri (per esempio Mindsight), come strumento per facilitare la salute psichica. Gli acronimi aiutano a ricordare concetti altrimenti difficilmente memorizzabili.

Certo, non esiste alcun modo di volersi bene, senza un impegno ed una assunzione di responsabilità verso se stessi, ma sapere cosa praticare, di certo, aiuta.

Ognuno dei punti seguenti, quindi, ci aiuterà a stare meglio, e, come in tutte le cose, occorre avere una certa continuità e fiducia.

Vedrete che non è poi così male o così impegnativo, anzi, io lo trovo molto piacevole e vi invito a provarci, d’altra parte, sappiamo che il miglior amico di noi stessi, indovinate chi è? Esatto, proprio noi stessi!

Allora, ecco, meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. !

I : interiorità : dedicare spazio al nutrimento della propria interiorità e introspezione. Coltivare la auto consapevolezza, ricercare dentro di se stessi le ragioni dello stato emotivo che è attivato. Utilizzare sempre “l’occhio benevolo”: auto osservazione obiettiva, aperta e non giudicante, ma gentile.

S: Sonno : favorire il sonno con un igiene del sonno che rispetti il proprio corpo e il proprio cervello

O: avere spazi vuoti di ozio che consentono al cervello di rigenerarsi. Qualche minuto è sufficiente, anche solo contemplare il soffitto

G: dedicare spazio e tempo al gioco, alle attività che danno piacere allenando la positività e la ricerca di emozioni positive (eustress)

R: Ricercare e coltivare relazioni e offrire sostegno agli altri ed al mondo, connettersi con gli altri e con il mondo. Non solo stare con gli altri. Ma anche fare qualcosa per gli altri, quindi, nutre e fa bene anche a se stessi dando un senso alla propria vita e alle proprie azioni.

A: esercitare l’attenzione focalizzata e la concentrazione e l’essere consapevoli di ciò che si sta facendo (essere mindful). Anche piccole azioni quotidiane centrate sul qui ed ora: scansione corporea, piccole azioni (lavarsi i denti consapevolmente), cucinare consapevolmente, fare uncinetto, dipingere, disegnare, aggiustare qualcosa

M: Movimento, l’attività fisica è amica del benessere psichico ed aiuta a produrre endorfine: passeggiate quotidiane, da soli o in compagnia, calcetto, palestra o corsi di qualunque attività, fanno bene al corpo e alla mente.

Ora non resta altro da fare che dedicare tempo a noi stessi, visto, non richiede chissà che, ma solo la consapevolezza che siamo importanti e ci meritiamo la nostra dose quotidiana di I.S.O.G.R.A.M. !

Allora, ecco, meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. per tutti!

Buon lavoro!

Di Cristina Sciacca