Le parole che seguono potrebbero sembrare le parole di un VERO amore, un amore intenso e che fa soffrire, quindi proprio per questo un GRANDE amore. Queste parole, invece, vanno a connotare molto bene un amore ossessivo, PATOLOGICO, in cui sicuramente questa donna soffre di un chiaro disturbo: la DIPENDENZA AFFETTIVA.

“… Sono come una fonte che elargisce acqua, amore, calore, luce e LUI si è attaccato. Si è presentato a casa mia al mattino alle 5.30, siamo stati incollati, abbracciati. Aveva bisogno di me.” 

“… Sono inquinata. Mi sono alzata molto presto, ho letto un po’, poi mi è venuta una grande inquietudine. Mi sono messa a strofinare i pavimenti. Questo la dice lunga. Mi controllo, ma quasi faccio fatica a respirare. Potrei utilizzare questa energia per pulire i vetri, ma non mi passerà. Potrei prendere la macchina e girare, girare, ma non mi passerà. Non mi passerà  finchè LUI non si farà vivo.”

“… Più passano le ore e più sento che tra noi non è finita. Nutro una fievole speranza. E’ quella che non mi porta alla disperazione. “

“… è sabato già da un’ora e mezza. Si farà vivo? Spero di sentirlo in mattinata.”

“… Da più di nove ore è sabato. Nessuna notizia. Credo che tardi il più possibile il momento dell’addio. Finchè non ci sentiremo ci sarà una speranza per costruire il nostro amore”

“… Sabato scorso abbiamo passato una notte insieme. Splendida notte d’amore, di unione, di comprensione. Ogni qualvolta abbiamo avuto il tempo di stare insieme, infatti, siamo stati bene, completandoci. Comprendendo l’uno l’essenza dell’altro, cosa che ci ha consentito di andare avanti e superare tutte le crisi di questi 20 mesi”

La sentite la sofferenza di questa donna? La sofferenza è profondissima ed intacca diverse aree: il pensiero ossessivo, la paura dell’abbandono, la fatica per tenersi stretto il partner, l’angoscia che prova e che niente è in grado di lenire e contenere se non “l’amato”.

Tutti abbiamo le nostre “specializzazioni”. Io le chiamo così. In base al nostro stile di attaccamento, a come siamo cresciuti, abbiamo imparato come gestire ( o non gestire) le nostre emozioni, le nostre relazioni affettive, il nostro modo di stare con gli altri nel mondo. Le emozioni che proviamo,  ma che non sempre siamo in grado di riconoscere, le energie quindi che possono fluire liberamente o incontrollate o negate le possiamo esprimere con “equilibrio” , oppure le possiamo introiettare e ci possiamo specializzare anche in malattie varie psicosomatiche. Fin da piccoli, si intende!

Il mal di pancia prima di andare a scuola, ad esempio, lo conosciamo tutti. Spesso è il risultato della paura di non aver fatto tutti i compiti e quindi delle conseguenze che ne seguiranno, perché la maestra se ne accorgerà, mi metterà una nota e poi chi li sentirà i genitori! Oppure perché ci sono quei compagni che mi prendono in giro, o c’è la gara di ginnastica e io non sono adeguato/a.   Beh, magari di questo parlerò più approfonditamente in un altro articolo, ma vorrei sottolineare che anche le relazioni affettive che intraprendiamo  hanno radici profonde e salde nel nostro passato e si legano a modelli che abbiamo introiettato e che mica è facile estirpare, anche se ci fanno soffrire.

In questo breve articolo vorrei infatti porre l’attenzione sulle persone che soffrono di dipendenza affettiva. Sì, sì, si parla proprio di  “dipendenza” , proprio come nelle dipendenze da sostanze, come la dipendenza da alcol, da eroina, da cocaina, da tabacco. Ecco dobbiamo partire da qui. Esistono le cosidette “nuove dipendenze” che sono dipendenze comportamentali.  ‘Nuove dipendenze’ (new addictions, Griffiths, 1995), cioè comportamenti di dipendenza non legati ad una specifica sostanza, definite anche come dipendenze non chimiche o comportamentali.

Tra queste è interessante indicare : la dipendenza sessuale, da lavoro, da shopping, dall’esercizio fisico, dalle tecnologie, da internet, dal gioco d’azzardo e quella relazionale: la dipendenza affettiva.

Insomma, quello che vorrei che si capisse è che può capitare che le relazioni affettive che andiamo ad instaurare siano vere e proprie “malattie”, vere e proprie dipendenze che, iniziano dando piacere, ma che poi, molto, ma molto presto (nella testimonianza parla di “… superare tutte le crisi di questi 20 mesi”) causano immenso dolore e un’ampia sintomatologia che diventa molto invalidante in termini di qualità di vita personale ed anche professionale

Ma cosa intendiamo come dipendenza affettiva (love addiction)?

“Non è un vizio, né una malattia, ma è un processo che si innesca quando una persona, nel contatto con un particolare oggetto, si sperimenta in maniera diversa e legge tale ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale.” (Rigliano 1998)

Chi ne soffre  vede nell’altro la fonte di ogni benessere e, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato, è disposto a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio Sé .

La dipendenza affettiva ha origine nelle relazioni primarie che sono caratterizzate da un atteggiamento frustrante o iperprotettivo  relazionandosi continuativamente con scarsa sintonizzazione affettiva (troppa vicinanza, oppure assenza) .  Questa modalità può portare la persona dipendente a specializzarsi nello “spremere amore” da persone sfuggenti, non disponibili,   o problematiche, rivivendo così il copione conosciuto  (relazione asimmetrica).

Questo, ovviamente, la porterà ad esporsi in relazioni in cui l’”incastro” sarà più facile e si potrebbero trovare in situazioni di rischio come:

Potenziali prede di molestatori fisici o psicologici

Potenziali prede di persone scarsamente o per nulla dotate di empatia

Facili prede di personalita’ narcisistiche

Questo perché vogliono a tutti i costi essere amati/e da individui difficili (anche con il pensiero onnipotente , quanto irrealistico “Lo cambierò con il mio amore”, come nel primo punto della testimonianza sopra scritta), ma che si trovano ad essere  molestati/e  e,  invece di fuggire (atteggiamento SANO),  si colpevolizzano e si sottomettono al fine di mantenere la relazione.

Quello che abbiamo in tutte le dipendenze, lo ritroviamo anche nella dipendenza affettiva in cui c’è l’amore come DROGA TOSSICA ed  ecco qui sotto indicati gli effetti indicati in letteratura:

  • EBBREZZA – la sensazione che il dipendente prova in presenza del partner gli è indispensabile per stare bene e non riesce ad ottenerla in altri modi
  • DOSE – il dipendente ricerca quantità di tempo sempre maggiori da dedicare al partner riducendo sempre di più la propria autonomia e le relazioni con gli altri. (proprio come in una assuefazione)
  • PERDITA DELL’IO – l’assenza del partner getta il dipendente in uno stato di vuoto e totale disperazione
  • STATO DI VUOTO DISORGANIZZATO – causato dalla rottura o dalla minaccia di rottura della relazione. “Quando sono sola, è come una paralisi. Mi sento persa, un nulla.”
  • DEFICIT NELLA RAPPRESENTAZIONE AUTONOMA DEGLI SCOPI “non sono in grado di fare nulla senza lui” “niente ha senso se non c’è lui”
  • STATO DI COERCIZIONE E RIBELLIONE “I propri bisogni non riconosciuti ed espressi si manifestano sotto forma di rabbia improvvisa, o di senso di costrizione, o di sensazioni somatiche di panico.”

Per capire se stiamo vivendo, o se abbiamo vissuto un amore dipendente ecco un piccolo check di caratteristiche amore dipendente:

  • E’ ossessivo: pensiero fisso sul partner, come fare per vederlo, timore costante di essere abbandonato
  • Evita il cambiamento: sempre per il rischio abbandono si vota al “sacrificio per il bene dell’altro”
  • Vive in funzione dell’altro: Il dipendente affettivo, proprio come un “parassita” che vive grazie al “nutrimento” del organismo che lo ospita, vive delle aspettative, dei bisogni, degli interessi, dei tempi dell’amato. Non ha più vita propria.
  • Richiede l’assoluta devozione dell’amato: Al dipendente affettivo non basta pensare all’altro, richiede continuamente, con il fine di rassicurarsi circa la stabilità del rapporto, continue prove d’amore. Questo atteggiamento con il tempo “stressa” il partner.
  • È manipolativo e Iperpossessivo.

La persona dipendente

  • Non è in grado di porre fine alla relazione, nonostante la ritenga : senza speranza, insoddisfacente,  umiliante e spesso,  autodistruttiva
  • Manifesta una vera e propria sintomatologia:

– ansia generalizzata, – depressione , – insonnia , – inappetenza , – malinconia,- idee ossessive

Liberarsi dalla dipendenza affettiva SI PUO!

Ci vuole tempo, ma è possibile e significa ricostruire un senso di se’ sufficientemente valido. Quando si cerca di interrompere la dipendenza, si entrerà in contatto con sentimenti di vuoto e di ansia molto dolorosi. È molto importante avere anche il supporto di persone che siano passate attraverso questa esperienza di disintossicazione, di sentirsi capite.

L’obiettivo principale della psicoterapia nella dipendenza affettiva non consiste nel combattere la dipendenza, nel lasciare subito il partner (non ce la farebbe), ma nel  ricostruire la capacità di regolare le proprie scelte e le proprie emozioni in modo autonomo.

Si tratta di un percorso MOLTO lungo, quindi non pensare di avere tutto e subito, perché questo modo di concepire il percorso terapeutico alimenterebbe lo stesso senso di fallimento ed incapacità incrinando l’autostima.

Già accorgersi di essere dipendenti affettivi, chiedere aiuto e cercare di intraprendere una psicoterapia  è il primo passo verso un cambiamento.

Il percorso di ricostruzione del sé è possibile, ma lungo ed alla fine la persona può rinascere più forte e più consapevole dei propri bisogni.

Ah, ultima informazione importante: a causa di fattori culturali, sono le donne, solitamente, i soggetti più colpiti da questo disturbo.

Di Cristina Sciacca