L’intervento psicoterapeutico nelle diagnosi di tumore

“Il mio tumore…riflettevo e pensavo:

Togliendomi, estirpandomi la mia parte femminile, l’utero, le ovaie, è come se il mio corpo la rivendicasse aumentando il volume delle mie curve

Come le Veneri preistoriche.

Il corpo si ribella e urla la sua femminilità aumentando di volume.

Seno, pancia, fianchi urlano: “ SONO ANCORA UNA DONNA!” “IL MIO CORPO E’ VIVO!”

Il mio corpo ha vinto, non si disperderà sotto il peso del mostro, non svanirà con la morte scampata, ma è visibile, è vivo.

E allora penso che sia bello. E’ bello così grande.

E penso che solo quando la mente sarà serena, quando avrà superato il trauma del taglio, della amputazione, della malattia, di quello che avrebbe potuto essere, il corpo tornerà alla sua forma e la vita ricomincerà davvero”

Citazione autorizzata

La malattia oncologica non è semplicemente un evento di vita “critico” che apre ad uno stato di “crisi” e richiede perciò un’attivazione alla mobilitazione di risorse biopsicosociali.

La malattia oncologica è, in realtà, un evento con forte “rischio” di traumatizzazione e di ritraumatizzazione  dati per esempio dai controlli o dalle recidive.

Produce una minaccia alla propria vita, alla stessa qualità della vita e all’integrità psicofisica della propria persona o di altri, come i familiari ed in questo caso di parla di traumatizzazione secondaria.

La malattia oncologica evoca nel paziente un vissuto di minaccia alla propria incolumità ed un opprimente senso di vulnerabilità o di perdita di controllo e senso di impotenza “Niente è più nelle mie mani”.

Nella malattia oncologica si riscontrano reazioni emotive particolarmente forti con elevata iperattivazione, evitamenti nelle condotte quotidiane, come, ad esempio, chiudersi in se stessi per non doversi confrontare con gli altri, o con pensieri intrusivi che interferiscono con le capacità normali di funzionare sia al momento che in seguito.

I tumori irrompono nella vita e la cambiano. Si tratta di esperienze traumatiche, di quelle che vengono definite  traumi con la “T” maiuscola, quei traumi che mettono in pericolo la propria vita o la vita di qualcuno molto vicino a noi.

In seguito all’esperienza di una diagnosi di un tumore esiste il prima ed il dopo e le reazioni emotive alla diagnosi di cancro si configurano sempre più come una alterazione psicopatologia tipica.

Anche quando tutto si risolve positivamente, si supera tutto si è fortunati e si vince la malattia.

E’ l’esperienza della comunicazione della diagnosi di tumore, soprattutto se maligno, che provoca uno shock da trauma all’individuo ed un insieme di reazioni allo sgomento dato dal passaggio dall’essere sani all’essere  malati  e si tratta di un vero processo reattivo. E’ normale, quindi reagire con ansia, rabbia e depressione, tanto da essere considerate come normali risposte  adattive dell’individuo all’esperienza

Circa il 50% dei pazienti oncologici  sviluppa turbe psichiche, ascrivibili nel loro complesso al disturbo post-traumatico da stress. Il disagio psicologico del paziente non dipende primariamente da un disturbo psichiatrico ma origina dal trauma della diagnosi di cancro: difatti, qualsiasi sia la natura della diagnosi, della prognosi, della personale risposta alle terapie e della rete sociale a sostegno del malato, non esistono tumori di scarsa rilevanza.

La Prof.ssa Angela Guarino, psicologa e psicoterapeuta, docente di Psicologia I all’Università “La Sapienza” (RM)  ha descritto una vera e propria sindrome, quindi un insieme di sintomi e dinamiche psicologiche che ha chiamato  “sindrome psiconeoplastica”(Guarino 1992).

Tale sindrome si presenta nella vita dell’individuo con tutta la sua specificità subito dopo la diagnosi di cancro e riguarda tutto il ciclo della malattia.

Si tratta di un processo formato da un insieme di dinamiche psicologiche profonde in cui si cerca di affrontare la realtà con  la minore sofferenza possibile e anche se la sua morbilità dipende da vari fattori come la struttura di personalità del soggetto, dalle caratteristiche specifiche della malattia oncologica, o dalle caratteristiche specifiche dell’ambiente sociale in cui la persona è inserita.

La sindrome psiconeoplastica si presenta sempre con sintomi psicopatologici pressoché costanti che provocano:

-Precipitoso senso di imminenza della morte (dato dalla minaccia della malattia)

– Caduta della propria immagine

– Spiacevole alterazione del vissuto corporeo

– Angoscia di disgregazione dell’identità (“Non mi riconosco più. Chi sono?”)

– Modificazioni imposte dello stile di vita

– Perdita del ruolo familiare

– Riduzione delle capacità lavorative

– Dubbi sulla capacità di mantenere un  ruolo attivo nei legami affettivi e sessuali

– Senso di perdita del gruppo di appartenenza sociale

– Senso di frustrazione e depressione più o meno profonda per il senso di perdita

– Ostilità e aggressività verso l’ambiente circostante

– Senso di colpa, di invidia, di ingiustizia, di rabbia

– Senso di ineluttabilità della malattia, senso di impotenza

– Uso massiccio dei meccanismi di difesa quali negazione e rimozione

Con la psicoterapia, ed in particolare con un trattamento integrato con l’ EMDR (www.emdr.it)  è possibile intervenire su vari aspetti connessi alla malattia, sugli eventi traumatici del passato, sulle abilità di coping (= strategie utilizzate per affrontare e superare le situazioni problematiche) , sui modi di affrontare il futuro, sulla rielaborazione degli schemi cognitivi negativi con conseguente rafforzamento di uno schema cognitivo evolutivo e comportamentale più adattivo.

“Il paziente oncologico ha un bisogno specifico di elaborazione del trauma psicologico conseguente la diagnosi di tumore e di acquisizione di elementi che gli consentano di rompere l’equazione cognitiva cancro=morte al fine di raggiungere un progressivo adattamento alla malattia che gli consenta di adottare un comportamento efficace a tutti gli stadi della patologia. Gli interventi psicoterapeutici specifici vengono pensati per il malato e possono distinguersi fra la ridefinizione esistenziale della malattia cancro, la possibilità di una corretta espressione emotiva e la necessità di una progettualità di vita strutturata e proiettata nel futuro…” (A. Guarini)

“L’intervento diretto sugli aspetti traumatici personali collegati  alla malattia recupera e reintegra la frammentazione dei sistemi cognitivo, emotivo, sensoriale e corporeo tipica del processo di traumatizzazione. L’intervento dell’EMDR permette l’elaborazione adattiva delle informazioni su tutti questi livelli risultando uno strumento incisivo, flessibile e personalizzabile.” (E. Faretta)

Riferimenti: