Stress da prestazione - Dott.ssa Cristina Sciacca

ANSIA DA PRESTAZIONE
Otto psicosuggerimenti per gestire lo stress da prestazione

Di Cristina Sciacca

La gestione dello stress da prestazione è una competenza fondamentale al fine da superare i tanti esami che continuamente ci troviamo ad affrontare nella nostra vita scolastica, formativa o  professionale. Anche un colloquio di lavoro può essere considerato un esame, in effetti.

Vorrei spiegare prima di tutto i due tipi di stress e darvi qualche psicosuggerimento, cioè strategie utili da utilizzare nelle situazioni di stress: prima durante e dopo un esame ad esempio.

Nella mia attività di psicologa del lavoro, soprattutto quando svolgo compiti di selezione, oppure quando presiedo agli esami di qualifica o certificazione delle competenze come Esperto dei Processi Valutativi (in Emilia Romagna esiste il sistema regionale di formalizzazione e certificazione delle competenze che prevede alcune figure che si occupano, appunto, della formalizzazione delle capacità e conoscenze che si acquisiscono attraverso i corsi professionali), mi trovo davanti persone che sono sottoposte a situazioni oggettive di stress. Situazioni ansiogene, si dice, situazioni che potenzialmente generano stress.

Anche nel mio lavoro di psicoterapeuta, naturalmente, mi trovo di fronte a persone che toccano anche gravi livelli di sofferenza e stress proprio per situazioni che, nel tempo, diventano logoranti.

Ora, ad esempio, sono davanti ad un gruppo di candidati che stanno effettuando la loro prova d’esame per conseguire una qualifica professionale al termine di un lungo percorso formativo molto impegnativo.

Ecco allora che ho pensato che vi parlerò un po’ dello stress e della sua gestione in situazioni di esame, momento in cui è possibile provare la famosa “ansia da prestazione”. 

Provo a fare chiarezza rispetto alle differenze principali dello stress, e a dare alcuni psicosuggerimenti, otto, in particolare, per gestirlo.

Lo stress non è vero che sia necessariamente “cattivo”. La denominazione “stress” ha assunto, nel tempo, una connotazione negativa, quando invece non è così. Esistono infatti due tipi di stress: quello buono e quello cattivo.

Lo stress (= pressione, sforzo), dal punto di vista psicofisico è la risposta di adattamento dell’organismo alle situazioni di tensione a cui l’organismo è sottoposto (Selye). Le situazioni di tensione possono essere definite come quelle in cui siamo costretti a stimolazioni nei diversi ambiti di vita: lavorativa, personale, familiare.

Lo stress è quindi il modo in cui l’organismo reagisce agli stressors, cioè alle stimolazioni esterne o interne.

Ecco allora che le nostre risposte possono essere adattive (o funzionali), cioè giuste, che ci fanno stare bene, o disadattive (disfunzionali o maladattive), cioè che pare ci facciano stare meglio, ma che in realtà ci fanno stare peggio, per esempio nel lungo termine.

1.Esempio di stress positivo:

se vado alle terme con le mie amiche, se vado a giocare a calcetto, se mi diletto a fare da mangiare, cioè se svolgo attività, anche faticose o stressanti, appunto, che però mi danno piacere, che mi rifondono di energie positive, nonostante lo sforzo, la risposta del mio organismo sarà positiva.  Questo tipo di stress si chiama EUstress.

Si parla infatti di EUstress, ogni qualvolta siamo sottoposti a stress buono (EU=buono).

Lo stress buono riguarda, quindi, tutte quelle attività che, nonostante ci richiedano di effettuare sforzi o fatiche, ci portano ad accumulare RISORSE buone. Sono tutte quelle attività che ci ricaricano. E’ uno stress adattivo.

Naturalmente un’ottima fonte di EUstress sono le relazioni interpersonali QUALITATIVAMENTE VALIDE, cioè tutte quelle relazioni nelle quali ci si sente capiti, rinforzati, nutriti. Insomma tutto ciò che ci fa bene e che funziona ottimamente da antistress (che combatte lo stress cattivo). Un vero e proprio antidoto contro lo stress cattivo.

La felicità al termine di una attività difficile eseguita con successo è fonte di eustress, quando ci sentiamo fortissimi “EVVAI SEI GRANDEEEE!” ci diciamo, ci stiamo rinforzando a forza di eustress ed il nostro organismo, ogni volta che prova piacere, il cervello nello specifico, produce sostanze come le endorfine che ci danno piacere al punto che alleviano il dolore.

2.Esempi di stress negativo:

Le situazioni di stress psicosociale, cioè la relazione con persone con le quali non vado d’accordo, nel tempo, possono diventare distress (poi ne parleremo in futuro), le situazioni di stress da sovraccarico lavorativo o da sottocarico lavorativo possono provocarci stress (distress).

Ma se devo affrontare una situazione difficile che magari prevede una valutazione, allora sono a rischio di ANSIA DA PRESTAZIONE, se devo fare un esame o una prova qualunque e , soprattutto una vocina interna mi dice “Non ce la puoi fare. Ecco, sicuramente sarò in difficoltà e farò una brutta figura”, sto provando la cosiddetta ansia da prestazione.

Provare ansia (=preoccupazione, sensazione di intensa agitazione interiore) prima di una attività vissuta come importante è normale. Anzi, per migliorare la prestazione è sempre preferibile avere un pochino di tensione volta a ottimizzare l’impiego delle nostre energie per ottimizzare l’impegno necessario   . Quando abbiamo la percezione di AUTOEFFICACIA, cioè, quando pensiamo che nonostante la difficoltà del compito, io POSSO FARCELA, l’ansia mi faciliterà nella riuscita.

Peccato che quando, invece, la vocina interiore mi dice che NON CE LA POSSO FARE, ecco che tutto il mio organismo potrà andar in quella direzione tanto scongiurata, ma prevista, ed aumenta il rischio di fallimento nella prestazione come in una profezia che si autodetermina.

Stiamo parlando di DIStress, lo stress negativo che potrebbe condurci anche a reazioni patologiche anche psicosomatiche, dato che in questo caso le sostanze che il nostro organismo secerne sono volte a portarci all’attacco o alla difesa (freeze, flight, fight), ma difficilmente potremmo combattere, scappare o congelarci, quindi tutto quanto prodotto  fisiologicamente dal nostro corpo  per combattere, ad esempio, rimarrà in circolo e nel tempo può portare ad effetti negativi…

Il problema, quindi NON riguarda le stimolazioni a cui siamo sottoposti, ma la quantità di stimolazioni che il soggetto percepisce come positive o negative e se le condizioni di distress perdurano nel tempo (quindi distress negativo), la persona potrebbe soffrirne assai.

Allora, ricordiamoci sempre che il nostro corpo e, quindi anche la nostra mente, è fatto per sopravvivere, occorrerà cercare di proteggere il corpo fisico da eccessive stimolazioni fisiche (anche prevedendo semplici attività di riposo, come dormire e addirittura respirare) e cercare di proteggere la nostra mente dagli altri stress che minano il nostro modo di sentire, di percepire la realtà cercando di non farci prendere da pensieri troppo negativi.

Come facciamo? Ricordiamoci SEMPRE che è il nostro modo di interpretare le situazioni che ce le fa vivere come positive o negative.

Devo fare un esame, mi devo sottoporre ad una attività che per me è importante? Si tratta di una situazione momentanea di stress, uno stress acuto, diciamo, in quanto si tratta di una situazione ansiogena che prevede una valutazione esterna.

Ora poi è tempo di esami, le sessioni primavera/estate di quelli universitari, si avvicinano quelli di maturità, o quelli di certificazione delle competenze, si tratta di situazioni stressanti, oggettivamente stressanti abbiamo detto, per questo vorrei proporre alcune strategie utili da adottare prima durante e dopo.

ECCO GLI OTTO PUNTI CHIAVE PER GESTIRE LO STRESS D’ESAME:

  1. Cerco di studiare, di prepararmi (se non studio, se non mi preparo per l’incontro importante, te lo credo che mi viene l’ansia… vado immediatamente in stress da sovraccarico qualitativo) –> il vantaggio è che dico a me stesso che più di così non potevo fare, e mi accolgo in quanto io porterò a casa e sarò soddisfatto di me stesso.
  2. Cerco di non sottoporre il mio corpo ad eccessivo stress (inutile fare troppe nottate in bianco perché potrei crollare) –> il mio corpo è una macchina che ha bisogno di riposo, come la mia mente
  3. Cerco di evitare di alleviare la tensione con condotte di abuso di fumo, alcol, droghe, farmaci, cibo, ma magari svolgo attività di scarico, del tipo: mastico chewingum, faccio la famosa camminata o una corsa molto utile al fine di dare sfogo naturale all’ansia –> le condotte di abuso di sostanze sono maladattive, cioè nel breve termine pare mi aiutano, ma nel lungo termine? Mi causeranno sicuramente problemi di salute e di relazione
  4. Cerco di pensare: ma perché dovrebbe andare male? Io faccio il possibile, poi andasse come andasse –> esercito il pensiero positivo come in un mantra cercando la profezia che si autodetermina in positivo, appunto
  5. Cerco di aiutarmi con la respirazione che calma –> inspiro per il naso contando fino a 4- tengo l’aria contando fino a 2 – butto fuori con la bocca contando fino a 8 o più.
  1. Cerco di pensare che io ho valore in qualunque modo andrà, che se andrà male, rifletterò e penserò a come fare in futuro pensando a strategie di miglioramento –>  il mio valore personale non dipende da nessuna prestazione, è proprio questo pensiero MALADATTIVO che andrebbe a compromettere la prestazione stessa
  1. Dopo la prestazione celebro il risultato positivo –> è giusto rinforzarsi attraverso la gratificazione  compiendo un atto che mi porti piacere dedicandolo al risultato positivo. E’ utile effettuare anche un’analisi oggettiva di come sia andata sempre per ricercare azioni di miglioramento
  1. Dopo la prestazione analizzo il risultato negativo –> è fondamentale NON colpevolizzarsi per il risultato negativo in quanto non è utile. E’ invece MOLTO UTILE e funzionale analizzare la prestazione per ricercare i punti deboli (vedi i punti precedenti) per  comprenderli ed affrontarli per superarli in futuro

Devo dire che gli allievi che stanno facendo ora quest’esame sono molto concentrati e, a parte alcuni piccoli segnali di stress (queste cose non le abbiamo fatte, come devo scrivere il file…), non rilevo evidenti ansie, non borbottano o boffonchiano (indice di aggressività verbale), non hanno movimenti inconsulti (indice di tensione muscolare).

Beh, per chi è dall’altra parte, quella della valutazione, è sempre importante creare un clima positivo e disteso e, se possibile, rassicurare e mettere a loro agio le persone, perché in questo modo potranno concentrarsi su ciò che sanno e sui compiti da realizzare dando così il meglio di sé.

Comunque, appare evidente quanto sia importante per ognuno di noi ricercare attivamente lo stress buono dalla vita, perché ci aiuta a sopportare tutti gli altri, tanti stress che ogni giorno dobbiamo affrontare!

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