Esercitare il pensiero positivo: proviamoci anche con la situazione coronavirus

Esercitare il pensiero positivo: 10 aspetti positivi della situazione coronavirus

Dalla sera alla mattina la nostra vita è cambiata. Come quella volta delle torri gemelle ora c’è un prima e un dopo.

Dalla sera alla mattina, come nel peggiore degli incubi, ci siamo svegliati catapultati violentemente fuori dalla nostra comfort zone, quella zona di certezze e sicurezze a cui siamo abituati, quella zona in cui ci sentiamo al calduccio e siamo piombati nell’incubo del contagio.

L’incubo del contagio fa emergere le nostre vulnerabilità e ci ritroviamo a temere ogni starnuto, ogni colpo di tosse, ogni malessere nostro e, ancor di più quelli degli altri, possibili infetti, creando scenari apocalittici come gli scaffali dei supermercati, città vuote, stazioni ferroviarie deserte.

Mi viene in mente una vecchia serie, una volta si chiamavano sceneggiati, non so se fosse uno sceneggiato, ma forse chi è degli anni sessanta o più vecchio la ricorda, ah ecco!, credo si chiamasse “i sopravvissuti” dove si raccontava di queste persone che erano sopravvissute, appunti, ad un evento tragico… ero piccolina, non ricordo bene la storia, ma ho presente le immagini e l’atmosfera cupa della storia. Sì, perché è questo che rimane in memoria, l’aspetto emotivo legato alle situazioni che poi non si dimentica.

Tornado a noi e bando ai ricordi appannati…Lascia perdere che ormai i mass media tentano di ridimensionare ciò che prima avevano sovradimensionato, ora il fenomeno coronavirus o COVID 19 va da sé e non è facile tenerlo a bada.

Il pericolo di contagio, come altri forti stressors, soprattutto quelli di cui è difficile avere il controllo (già, abbiamo l’illusione di poter avere tutto sotto controllo), possono avere una azione molto importante nella vita di ognuno di noi, riducendo la nostra soglia di tolleranza alle situazioni e portandoci a reagire in modo istintivo per proteggere noi stessi e i nostri piccoli in ogni modo possibile.

Ovviamente non mi riferisco alle sacrosante indicazioni che il Ministero e le Regioni ci danno volte a rallentare l’impatto del contagio nel Paese, ma alle modalità dei singoli nella applicazione e a volte nella sovraapplicazione di tali modalità che, grazie alle influenze del gruppo sui singoli, porta a fenomeni di massa (qualcosa ho descritto in questa mia psicopillola qualche giorno fa https://cristinasciaccapsicologa.it/coronavirus-prevenzione-e-psicosi-di-massa-meccanismi-automatici-dellisteria-di-massa/) difficili da controllare e che hanno conseguenze sociali ed economiche.

Ecco, proprio in momenti come questi, credo sia opportuno esercitare il nostro cervello corticale, quello della razionalità e anche dell’ironia (molto diffusa tra meme e vari post, video o audio che tutti troviamo sui social), per individuare i lati positivi della situazione per vederne anche altri aspetti e non solo quelli devastanti.

Sì, proprio un esercizio di stile in cui cerchiamo punti positivi che anche ognuno di voi può fare.

 Potete ordinarli secondo categorie, ad esempio per le aziende, per la società per l’individuo, per le famiglie, oppure buttarli giù come capita.

Comincio io ad elencare i lati positivi della (brutta) situazione che stiamo vivendo:

1.Abbiamo un sistema sanitario che può prendersi cura di noi in modo straordinario

2.Con la chiusura al pubblico di molte strutture chi lavora ha la possibilità di sbrigare lavoro vecchio o noioso, di quelle cose che non hai mai tempo di fare

3.I ritmi sono tutti rallentati, come quando nevica, il mondo è lo stesso, ma pare tutto più silenzioso, più ovattato più a dimensione umana e scendono i valori dell’inquinamento atmosferico

4.I ritmi rallentati possono favorire un riposo inaspettato, leggere, scrivere, guardare le serie preferite, cucinare, stare insieme a qualcuno di caro

5.Ha avuto un’impennata lo smart work, ora il lavoro agile tutti lo conoscono e tutti lo bramano, questa può essere un’opportunità per avere una maggiore flessibilità lavorativa

6.Possiamo riflettere su (nuove) parti di noi, quelle che già conosciamo o che ci hanno fatto uscire fuori controllo se ci siamo trovati ad accaparrare amuchina o merci a lunga conservazione divorati dalla paura in previsione della fine del mondo, o se ci siamo tritrovati una forte ostilità nei confronti degli altri con un atteggiamento persecutorio. Riflettere su noi stessi, un po’ di introspezione quotidiana e conoscere le nostre reazioni ed il nostro funzionamento ci aiuta a proteggerci

7.Abbiamo ora la consapevolezza che, pur vivendo nella parte del mondo privilegiata, non siamo invulnerabili, così possiamo apprezzare di più ciò che abbiamo.

8. Siamo anche più consapevoli che avere il controllo di tutto è una illusione e che occorre accettare gli eventi e gestirli al meglio per noi e per gli altri.

9. Che siamo “più uguali” di quanto si possa pensare: tutti vittime e carnefici inconsapevoli, più che untori

10. Tutti ci laviamo le mani nel modo corretto e rispettiamo norme igieniche base, ma importantissime per la prevevenzione

Approfittiamo per prenderci un po’di tempo per noi stessi e per chiederci se qualcuno di più fragile di noi ha bisogno di aiuto dato che occuparci degli altri ci aiuta ad uscire da noi stessi ed è un ottimo anti stress, e di questi tempi di stress ne abbiamo!

Fare l’esercizio del trovare i lati positivi è sempre molto utile per analizzare ogni situazione ed esercitare il pensiero positivo, soprattutto in un mondo che ci assale a 360° da negatività, basti pensare a programmi televisivi o ai social.

Provateci anche voi, in tutta sicurezza, ovviamente!

Io leggo, mi riposo, o mi diletto ad aiutare mia mamma a chiudere i tortellini come ottime attività anti stress.

Oppure possiamo fare come l’orso Aari che si disinfetta le zampe, poi inforca gli occhiali e si gode la calma in compagnia di una bona lettura accettando la situazione, d’altra parte, anche lui si augura di tornare al più presto alla normalità, ma con qualche consapevolezza in più traendo ciò che di positivo questa brutta situazione ci ha portato!

Tanto, tutti siamo consapevoli che più che adattarci alla situazione e prenderla con calma, magari trovando lati positivi, non può fare!

Psicopillola di Cristina Sciacca Psicologa

Per informazioni sul coronavirus, SOLO siti istituzionali, ad esempio : http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Coronavirus: prevenzione e psicosi di massa – Meccanismi automatici dell’isteria di massa

Mi si è liberata la giornata, effetto dell’isteria di massa o della prevenzione?

Forse effetto di entrambe le cose.

La prevenzione della salute prima di tutto e questo è un must, tutti dobbiamo seguire le direttive ministeriali senza se e senza ma.

In ogni caso, mi piace riflettere e affrontare con il cervello corticale, quello razionale, le situazioni di vita cercando di comprenderle e di darvi un senso.

Allora, tutti ci stiamo accorgendo che sta succedendo qualcosa, che, però, pare sfuggirci di mano, il nostro cervello rettile ed emotivo vanno a nozze e l’isteria di massa, psicosi di massa, ansia di massa, chiamatela come volete, dilaga. Dilaga sempre più.

Cosa intendo? Amuchina finita, mascherine finite, assalti a supermercati, timore di contagio, piazze deserte, uffici postali deserti (…c’è sempre qualche vantaggio, in effetti…).

Possiamo allora riflettere sui meccanismi automatici, quelli istintivi che si attivano al di là della ragione, ma che sono volti alla sopravvivenza, come nelle isterie di massa, appunto.

Vediamo un po’ cosa può succedere in caso di pericolo percepito. Beh, nel nostro organismo, accade tutto ciò che accadrebbe se il pericolo fosse reale.

La paura, emozione fondamentale per la sopravvivenza, quando si attiva, porta con sé tutti i meccanismi fisiologici volti a portare il corpo e quindi la vita, in salvo; si attiva il sistema simpatico per predisporre l’organismo alla fuga o all’attacco, oppure si attiva il sistema parasimpatico e predispone l’organismo al congelamento, all’immobilità.

Questi meccanismi di sopravvivenza tutti li conosciamo.

Per capirci meglio, facciamo un esempio, facciamo finta che ci sia un predatore (pensate a quello che preferite: leone, tigre, vanno tutti bene) che si stia fortemente interessando a noi con l’acquolina alla bocca.

Quali strumenti abbiamo per uscirne vivi?

  • Attacco: attraverso la rabbia, altra emozione fondamentale, cerco di avere il controllo della situazione e faccio come Sandokan con la tigre della Malesia, tiro fuori la sciabola e con un salto acrobatico le squarcio tutto il ventre (mi voleva mangiare, sono abilitato a uccidere un animale, specifico per gli animalisti)
  • Fuga: corro via evitando il problema, nella speranza di correre più forte, non del predatore (che spesso corre più forte di noi), ma del mio collega a fianco, sì, perché, proprio per il principio della sopravvivenza le emozioni si contagiano e se ti vedo correre, io, per non sapere né leggere, né scrivere, corro e scappo come fai tu e cerco correre più forte
  • Congelamento: mi immobilizzo, svengo, mi fingo morto per cercare di rendermi non interessante e non minaccioso agli occhi del predatore nella speranza che lui vada oltre e, al solito, magari si interessi al mio collega a fianco…

Tutti gli animali, e quindi anche l’uomo, funzionano così.

La differenza tra l’uomo e gli altri animali è che noi siamo così “evoluti” che siamo in grado di mettere in atto tutti gli stessi meccanismi di sopravvivenza anche di fronte a pericoli immaginari, a pericoli percepiti. Avete presente gli attacchi di panico? Ecco, anche questi sono un perfetto esempio della reazione del corpo di fronte a paure non razionali e spesso nemmeno consapevoli.

Se lo stimolo è irrazionale, non reale, molto reale è, al contrario, la reazione del corpo.

Se lo stimolo irrazionale è l’isteria di massa da contagio di coronavirus allora come potrebbero essere tali meccanismi difensivi automatici e primordiali che si innescano non sul reale ma sull’irrazionale? Proviamo a ipotizzare:

  • Attacco: attraverso la rabbia, altra emozione fondamentale, cerco di avere il controllo della situazione e faccio come Sandokan con la tigre della Malesia, e  mi butto con spietata forza contro il/i poveri altri umani considerati infetti per appartenenza geografica, nazionalità , li denigro, li attacco come posso,  e/o lotto per accaparrarmi il cibo e ogni presidio possibile immaginabile, anche se, in realtà, non mi serve, ma non si sa mai…
  • Fuga: corro via evitando il problema, mettendo in atto meccanismi difensivi di negazione: “ma che coronavirus o coronavairus, è tutta una fantasia dei poter forti!”, oppure “a me non viene, faccio avanti indietro da Wuhan da sempre, figurati se mi fermo adesso!” oppure ” ma che problema c’è se esco dalla zona rossa e vado a mille chilometri da qua in treno!”
  • Congelamento: mi immobilizzo, svengo, mi fingo morto, non esco più di casa, mi immobilizzo e mi muro dentro alla mia tana a consumare chili e chili di pasta corta.

Vorrei, inoltre fare altre considerazioni, dicendo che sono in tanti che si possono approfittare degli umani nel momento in cui sono in preda al panico e scappano di qua e di là in una guerra del tutti contro tutti.

Sì, perché nel momento in cui i neuroni specchio iniziano ad attivarsi ecco che il panico si diffonde, questo sì che è contagio, il contagio emotivo che può generare, appunto, nelle masse risposte isteriche e irrazionali, come l’accaparramento di cibo, la fobia del contagio, il rifugiarsi nella tana e percepire l’altro come un pericolo, un pericoloso untore da evitare e scacciare.

C’è un meme che gira sui social che mi fa sorridere e dice più o meno così: finchè erano i cinesi ok, ma ora come lo riconosci uno di Codogno? Fa sorridere, ma è molto amaro, proprio perché fa riferimento alla difficoltà a riconoscere il pericolo contrapponendolo al pregiudizio che se sei cinese, allora sei portatore di coronavirus con la semplificazione di ogni stereotipo. Ma i virus non si vedono, loro sì che viaggiano per il mondo senza frontiere, questa è la verità, Mago Merlino docet.

Dicevo, però, che in tanti possono approfittarsi degli umani in preda al panico e quindi maggiormente vulnerabili emotivamente e di conseguenza più facilmente manipolabili e quindi facili prede.

Allora possiamo vedere chi lucra mediaticamente oscurando l’informazione scientifica e veritiera, con trasmissioni con uno story telling volto ad infondere il terrore, la paura, il panico, l’isteria collettiva, appunto, non a caso ci sono trasmissioni che solitamente trattano di casi di cronaca nera che si riqualificano come trasmissioni di pseudo cronaca scientifica volta al sensazionalismo. Bah, e dire che i giornalisti dovrebbero essere regolamentati…

C’è chi lucra economicamente, allora c’è chi vende i dispositivi tipo mascherine e guanti a cifre centuplicate, e non parliamo della famosa amuchina che ormai ha prezzi  proibitivi, quando la si trova dai bagarini.

C’è chi lucra politicamente, chiudiamo i porti, mettiamo i muri, prima gli italiani, fuori i cinesi, e via così.

Allora, quale è il problema? Neghiamo tutti il problema e diciamo che non è niente, sono tutte fesserie? Assolutamente no!

Il problema, come ci hanno ben spiegato sui siti istitutzionali del Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=228) , e i Funzionari incaricati, che il problema è di seguire le indicazioni per la prevenzione per non ammalarsi tutti insieme, il problema non è che moriremo tutti e che se non facciamo rifornimento di cibo, comunque, poi moriremo tutti.

Sicuramente moriremo tutti, ma solo 2% di chi ha contratto o contrarrà il coronavirus, morirà di questo morbo (incrociamo le dita).

Ci hanno dato alcune regole che ormai conosciamo tutti che non ripeterò e che portano tutti a profumare di sapone più del solito, come diceva Michela Murgia ieri sera in una trasmissione radiofonica..

Morale: cerchiamo di non farci travolgere da paure irrazionali e rispettiamo con fiducia le direttive ministeriali che ci indirizzano verso i comportamenti corretti volti a minimizzare il rischio senza crearci paturnie peggiorative che generano problematiche gravi e serie a tutti coloro i quali hanno patologie e vulnerabilità importanti.

Insomma, cerchiamo di domare il nostro cervello rettile utilizzando il cervello razionale e restiamo connessi ed ancorati alla realtà proteggendoci in modo consapevole ed adeguato al rischio.

Comunque io di mascherine ne ho a decine, avendo viaggiato in paesi NON a rischio nel rispetto di noi stessi e di tutti quanti. Se a qualcuno servono, ma SOLO per motivazioni valide, mi faccia un fischio, gliele regalerò molto volentieri.

 E che Dio ce la mandi buona…

Cristina Sciacca psicologa

Si può ri-nascere ogni giorno, albero di Natale e roghi propiziatori

Si può ri-nascere ogni giorno, albero di Natale e roghi propiziatori. Psicopillola di Cristina Sciacca

Amo gli alberi addobbati, mi trasmettono un senso di gioia e felicità infantile, colori, luci , palline e qualunque cosa sia appesa a questi abeti sempreverdi (nonostante tutto). E non parliamo dei roghi della Befana, per i quali c’è una grande attesa!

Allora penso al significato simbolico dell’albero di Natale, alle sue origini che ci portiamo dietro dal paganesimo, con i rituali propiziatori di rinnovamento della vita legati al solstizio d’inverno.

Penso alla paura del futuro che ci travolge soprattutto nei momenti bui freddi e tristi della vita . Penso a quando pare che poco e niente abbia senso, figuriamoci lo “spirito natalizio ” .

Ecco, credo sia proprio per affrontare questi periodi bui che l’uomo abbia inventato i riti propiziatori, come pure i roghi di fine ed inizio anno, i nostri antenati avevano paura della fame e del freddo, noi soffriamo per la ricerca di senso o per le malattie, per lo più.  

Questi sono gli ultimi giorni in cui si può godere della bellezza degli alberi di Natale, simboli di rinascita, cambiamento, luce e speranza nel futuro, che con l’impegno, sì, può migliorare. Siamo anche in attesa di godere degli splendidi roghi della Befana (a Bologna si fa il vecchione di fine anno), rituali propiziatori che esistono da sempre per illuminare e scaldare le lunghe notti (“nessuna notte è infinita”), per ipotizzare futuri possibili e auspicare prosperità ai singoli ed alle comunità.

Ecco, godiamone sempre, nonostante tutto e andiamo avanti guardando alberi di Natale e i falò con gli occhi stupiti del bambino che c’è in ognuno di noi.

E andiamo avanti, perchè ri-nascere ogni giorno dell’anno, si può.  🍀🌹

Psicopillola di Cristina Sciacca

Meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. !Attività quotidiane che favoriscono la salute per diventare il migliore amico di se stessi

Attività quotidiane che favoriscono la salute per diventare il migliore amico di se stessi

Di Cristina Sciacca

E’ importante volerSi bene. Questo concetto, in linea di massima, tutti quanti lo conosciamo.

Spesso ce lo ripetiamo o lo diciamo a chi ci è amico.

Anche le pubblicità televisive ce lo ricordano, e pur essendo finalizzate al commercio di beni o servizi, dicono il vero.

Sì, spesso lo diciamo a chi vogliamo bene: “Ti vedo stanco/a, stressato/a, sei in crisi. Cerca di volerti più bene!” oppure: “Devi imparare a volerti più bene”, ma ancora più spesso, lo diciamo agli altri, senza che poi noi stessi pratichiamo ciò che predichiamo.

Nella vita, dobbiamo superare momenti (a volte molto lunghi), e situazioni molto stressanti che ci possono assai logorare. Ecco allora che dobbiamo tirarci su e, appunto, volerci bene.

Volersi bene significa, ahimè, infatti, dedicare tempo e impegno verso se stessi. Se leggete articoli su riviste specializzate o anche riviste volte al benessere, infatti, si scopre che per volersi bene spesso è sinonimo di avere tempo per se stessi.

C’è anche chi lo chiama “sano egoismo”, credo proprio per questo.

E questa è la cosa importante, direi la conditio sine qua non, il punto di partenza: legittimarsi a prendersi cura di sé per dedicare tempo al nostro benessere fisico e mentale.

Avete presente cosa dicono in aereo quando ci spiegano le procedure di sicurezza? In caso di pericolo, prima occorre mettere la propria mascherina per l’ossigeno, poi quella degli altri, perché solo così possiamo essere di aiuto. Spesso, però, la vita quotidiana ci porta ad occuparci di tutti gli altri, figli, lavoro, congiunti vari, per poi preoccuparci per noi stessi.

Ecco, questa non è una modalità utile, anzi, nel tempo diventerà maladattiva, cioè, invece di migliorare le condizioni, le peggiora.

Quindi, iniziamo a legittimarci di prenderci cura di noi stessi, anche per poter essere meglio funzionanti per il resto del mondo.

Sappiate che è sempre il momento giusto per iniziare a farlo!

Ma cosa si deve fare, poi, per volersi più bene, per essere meno stressati, affrontare in maniera più adattiva le situazioni?

Vincere alla lotteria! No, certo, anche perché pare che le vincite comportino grossi stress… Scherzi a parte, a volte non è facile fare ciò che sembra così scontato, come volersi bene. Ma volersi bene significa ripartire dall’inizio, dallo svolgere attività di base.

Ecco, di seguito, un acronimo, che assomiglia a istagram, ma che è IS.O.G.R.A.M. che indica quali sono le attività che dobbiamo svolgere quotidianamente per aiutare il nostro cervello (lo dicono le neuroscienze) e il nostro corpo a stare meglio e ad essere maggiormente resilienti e forti psichicamente.

Tale acronimo l’ho coniato per ricordare le attività che Daniel J. Siegel, grande studioso della mente, psichiatra docente presso l’università della California che ha, tra le altre cose, sviluppato il campo della neurobiologia interpersonale, indica nei suoi libri (per esempio Mindsight), come strumento per facilitare la salute psichica. Gli acronimi aiutano a ricordare concetti altrimenti difficilmente memorizzabili.

Certo, non esiste alcun modo di volersi bene, senza un impegno ed una assunzione di responsabilità verso se stessi, ma sapere cosa praticare, di certo, aiuta.

Ognuno dei punti seguenti, quindi, ci aiuterà a stare meglio, e, come in tutte le cose, occorre avere una certa continuità e fiducia.

Vedrete che non è poi così male o così impegnativo, anzi, io lo trovo molto piacevole e vi invito a provarci, d’altra parte, sappiamo che il miglior amico di noi stessi, indovinate chi è? Esatto, proprio noi stessi!

Allora, ecco, meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. !

I : interiorità : dedicare spazio al nutrimento della propria interiorità e introspezione. Coltivare la auto consapevolezza, ricercare dentro di se stessi le ragioni dello stato emotivo che è attivato. Utilizzare sempre “l’occhio benevolo”: auto osservazione obiettiva, aperta e non giudicante, ma gentile.

S: Sonno : favorire il sonno con un igiene del sonno che rispetti il proprio corpo e il proprio cervello

O: avere spazi vuoti di ozio che consentono al cervello di rigenerarsi. Qualche minuto è sufficiente, anche solo contemplare il soffitto

G: dedicare spazio e tempo al gioco, alle attività che danno piacere allenando la positività e la ricerca di emozioni positive (eustress)

R: Ricercare e coltivare relazioni e offrire sostegno agli altri ed al mondo, connettersi con gli altri e con il mondo. Non solo stare con gli altri. Ma anche fare qualcosa per gli altri, quindi, nutre e fa bene anche a se stessi dando un senso alla propria vita e alle proprie azioni.

A: esercitare l’attenzione focalizzata e la concentrazione e l’essere consapevoli di ciò che si sta facendo (essere mindful). Anche piccole azioni quotidiane centrate sul qui ed ora: scansione corporea, piccole azioni (lavarsi i denti consapevolmente), cucinare consapevolmente, fare uncinetto, dipingere, disegnare, aggiustare qualcosa

M: Movimento, l’attività fisica è amica del benessere psichico ed aiuta a produrre endorfine: passeggiate quotidiane, da soli o in compagnia, calcetto, palestra o corsi di qualunque attività, fanno bene al corpo e alla mente.

Ora non resta altro da fare che dedicare tempo a noi stessi, visto, non richiede chissà che, ma solo la consapevolezza che siamo importanti e ci meritiamo la nostra dose quotidiana di I.S.O.G.R.A.M. !

Allora, ecco, meno Instagram e più I.S.O.G.R.A.M. per tutti!

Buon lavoro!

Di Cristina Sciacca

 L’iceberg dei conflitti: che ci sta “sotto” i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti 2° PARTE di Cristina Sciacca psicologa

Litigare è il sale dell’amore? Quando il conflitto è sano nella coppia e quando no di Cristina Sciacca Psicologa

Articolo diviso in tre parti: 2° Parte

2° PARTE L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

“La coppia deve essere

 protetta e nutrita amorevolmente

per tutta la vita

da entrambi i partner”

La metafora dell’ICEBERG

Dopo aver evidenziato nella prima parte di questa relazione  i problemi legati ai compiti evolutivi del ciclo di vita della famiglia https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/  , vediamo di entrare nelle problematiche e cerchiamo di comprendere le dinamiche che stanno sotto, dietro, di lato, a contenuti dei conflitti e di cui, la maggior parte delle volte, non si è consapevoli.

Sì, perché i conflitti sono come un iceberg: sopra la punta è visibile, ma sotto?

Tutti abbiamo ben presente il disastro del Titanic: sopra l’iceberg l’avevano anche schivato, è stato sotto che ha squarciato la nave che, ahinoi, è affondata a picco in poco tempo, nonostante fosse una nave nuova di zecca!

Allora vediamo da cosa è composto l’iceberg dei conflitti:

-nella parte emersa, quella visibile, la punta, abbiamo i contenuti dei conflitti (che abbiamo esposto nella prima parte https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ )

-ma nella parte sommersa che va in profondità, quella nascosta, ben più grande di quella in superficie abbiamo i bisogni che spingono da sotto il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre reazioni emotive che hanno una profonda connessione con la nostra storia personale.

Vediamo un po’ cosa c’è nella parte sommersa dell’iceberg dei conflitti, perché se non abbiamo consapevolezza di cosa ci spinge verso il conflitto a livello individuale e di coppia, posso anche risolvere i contenuti, ma se non agisco sui bisogni più profondi, questi si ripresenteranno alla prima occasione.

La prima regola per risolvere i conflitti sarà aver consapevolezza di ciò che emerge (https://cristinasciaccapsicologa.it/4248-2/ ), ma soprattutto, di ciò che ci sta “sotto”, proprio come un iceberg che nasconde i nostri modelli operativi interni che ci guidano poco consapevolmente nel mondo delicato delle relazioni.

Quando  si arriva in tempo a decodificare  i bisogni sottostanti i conflitti che affliggono le coppie,le relazioni si ricuciono e si risolvono disagi relazionali anche molto compromessi, ovviamente se nella coppia c’è motivazione a farlo! Infatti a volte nella stanza di terapia si trovano coppie molto sofferenti che chiedono al terapeuta di “ aggiustarli” senza fare la minima fatica. Così non è, purtroppo,  perché andare a caccia dei nostri bisogni profondi prevede un percorso di riflessione altrettanto profonda su di sé e la motivazione non può essere ricercata dall’esterno.

Vediamo un po’ insieme le basi di concetti cruciali quali: teoria dell’attaccamento, connessione emotiva, sintonizzazione emotiva e riparazione.

Alcuni cenni sulla teoria dell’attaccamento, così importante per comprendere cosa siamo per l’altro e cosa cerchiamo a nostra volta nell’altro

Cosa si cerca nel proprio partner?

Gli studi più attuali confermano che il proprio partner in una relazione stabile, diventa una  “figura di attaccamento” , sì, proprio come per un bambino la figura di attaccamento è chi si occupa di lui (il care giver) e da cui si dipende per la sopravvivenza.

Per “attaccamento”, in termini psicologici, si intende un rifugio sicuro in cui potersi , appunto, sentirsi sicuri.

Le teorie dell’attaccamento (Bowlby) sono davvero molto interessanti e ci fanno capire come la modalità in cui da adulti ci rapportiamo a un partner sia collegata alla relazione di attaccamento primaria perché è in quella relazione che abbiamo imparato dei modelli operativi che tendiamo a riprodurre nel tempo. I nuovi approcci di psicoterapia individuale e di coppia fanno riferimento a questi studi collegandoli anche alle neuroscienze e agli approcci evoluzionistici e sistemici.

L’attaccamento, infatti è una forza motivazionale primaria, quindi mettiamo qui in evidenza alcuni punti fondamentali che sono validi anche nell’attaccamento adulto :

-il bisogno di cercare e mantenere il contatto con altri significativi è innato per tutta la vita, ecco perché il proprio partner assume un significato così profondo per noi stessi 

– una relazione sicura di dipendenza sostiene l’autonomia  

-non esiste indipendenza o dipendenza, ma una dipendenza efficace o inefficace

– una relazione di dipendenza sicura alimenta l’autonomia e l’auto-consapevolezza

 -più sicuro è il legame, più separati e differenziati si può essere, che vuol dire che più mi sento sicuro dell’altro più tolleriamo la distanza e più possiamo avere spazi personali

– stare bene, essere in salute è mantenere un senso di interdipendenza dall’altro e non di autosufficienza separata dagli altri

E ancora

-un legame di attaccamento offre sicurezza, mentre l’inaccessibilità crea disagio

-la prossimità è il rimedio naturale alla ansietà, alla vulnerabilità e alla incertezza

-l’attaccamento è un porto sicuro (secure base)  è la base dalla quale gli individui possono esplorare il mondo e rispondere positivamente all’ambiente

-la base sicura incoraggia l’esplorazione e l’apertura cognitiva verso nuove informazioni

-solo con una base sicura si è più in grado di creare relazioni cooperative.

Cosa cerchiamo nel partner : una persona che ci sia e mi capisca (responsività del partner, quindi della figura di attaccamento)

Disponibilità (accessibility) e Sintonizzazione (responsiveness) costruiscono legami (bond)

Una persona può essere fisicamente presente ma emotivamente assente

Il coinvolgimento e la fiducia che ci sarà un coinvolgimento emotivo quando sarà necessario è cruciale nel costruire vincoli

Qualsiasi risposta, anche la rabbia, è meglio di nessuna

 Se non vi è coinvolgimento e non vi è risposta emotiva il messaggio trasmetto implica che “i tuoi segnali non mi interessano e non c’è alcun legame tra di noi”

La paura e l’incertezza attivano i bisogni di attaccamento

 Di fronte alle minacce (non risponde al mio messaggio, dove va? Quel mostro di mia suocera, pensa solo ai figli, ecc.) il bisogno di sicurezza e relazione con la figura di attaccamento è primario, e i comportamenti di attaccamento vengono attivati, come protezione contro la insignificanza (non sono importante per l’altro) e la incompetenza (non servo a niente, non so come fare) .

 Il disagio da separazione è prevedibile

 Se i comportamenti di attaccamento non attivano una risposta di contatto e sicurezza, si attiveranno processi di protesta, ricerca di contatto, disperazione e depressione, fino alla rottura del legame

La depressione è una risposta alla perdita della relazione

 La rabbia è un tentativo di ristabilire il contatto con una figura di attaccamento non disponibile

Allora ecco che tutto diventa più chiaro.

La sofferenza che proviamo quando litighiamo con il partner , la rabbia, la depressione vanno al di là dei contenuti ma nascondono bisogni molto più profondi: ecco qui il nostro iceberg dei conflitti, dove sopra ci sono i contenuti, ma sotto ci sono bisogni di connessione e di sicurezza che spingono.

Tanto per intenderci, ecco quali sono alcuni tra i desideri e i bisogni presenti nell’inventario di Lo Iacono e che riguardano fattori di protezione, di condivisione, di sicurezza, appunto.

1.Sentirsi protetti

2. Avere rapporti sessuali

3. Avere un contatto corporeo

4. Sentirsi sicuri

5. Sentirsi apprezzati

 6. Sentirsi accettati

7. Sentirsi stimati

8. Ricevere attenzioni

9. Ricevere parole affettuose

10. Avere un aiuto di tipo pratico

11. Avere un aiuto di tipo economico

12. Avere compagnia

13. Avere una persona di cui ci si può̀ fidare

14. Avere una persona con cui confidarsi

15. Avere una persona con cui sfogarsi

Nella coppia cerchiamo soddisfazione di bisogni fondamentali: di essere connessi emotivamente e sentiti emotivamente

Di seguito i concetti chiave che se presenti fungono da fattori protettivi per la relazione, al contrario, quando assenti, diventano fattori di rischio

I CONNESSIONE EMOTIVA = sento ‘accesso all’altro che è raggiungibile. C’è!

Disponibilità (Posso raggiungerti?)

significa rimanere aperti al partner anche di fronte a dubbi o percezione di insicurezza

Implica la volontà di cercare rendere un senso alle emozioni in modo che queste non ci travolgano

Permette di impedire la rottura del legame e rimanere in contatto con i segnali del partner .

Quando perdo la connessione con l’altro manca fiducia e la sicurezza del legame e si attiva il sistema di protezione dalla minaccia attraverso i meccanismi di Fight (lotta), Flight (fuga), Freeze (congelamento) . Credo che di questi ne parlerò in futuro in un approfondimento ad hoc.

II SINTONIZZAZIONE =riusciamo a sentirci emotivamente anche se non siamo d’accordo

Sento ciò che senti e agisco in maniera amorevole. Non ti distruggerò nel conflitto sono RESPONSIVO

Sintonizzazione (Posso fidarmi che tu sarai in grado di rispondermi in modo emotivo?)

Significa rimanere in contatto con il partner e mostrare che le sue emozioni hanno un impatto su noi

Significa accettare e porre come priorità i segnali emotivi che il partner condivide e inviare segnali chiari di accettazione e cura quando il partner ne ha bisogno

 Permette di entrare in contatto emotivo e calmarci anche fisicamente. Quando siamo sintonizzati, come nella musica, siamo in armonia, se non c’è armonia, allora nella dissonanza c’è incomprensione, sofferenza, centratura solo di sé e distanza.

III RIPARAZIONE = è l’impegno verso la relazione

E’ la capacità di accettare che l’altro possa avere sbagliato e di accettare le azioni di recupero della relazione messe in atto dal partner e delle sue manovre di avvicinamento. Permette il perdono e il processo di ricostruzione di fiducia.

Le modalità di riparazione sono quelle che, per esempio, mettono fine ai silenzi, che, quando lunghi, stressano tantissimo la relazione e sono cattivi

La fiducia è una condizione fondamentale nelle relazioni in quanto è predittiva di comportamento

Nella prossima parte , la terza di questa relazione, ci si occuperà degli schemi automatici che, spesso, spessissimo, mettiamo in atto inconsapevolmente mentre ci ritroviamo a litigare con il partner.

Se non si interrompe lo schema che diventa la modalità principale dell’espressione dei bisogni sommersi il rapporto di coppia aumenta fortemente il rischio di scoppiare

L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

Litigare è il sale dell’amore? Quando il conflitto è sano nella coppia e quando no. di Cristina Sciacca Psicologa

Articolo diviso in tre parti

1° PARTE L’iceberg dei conflitti: che ci sta sotto i conflitti di coppia? Dal ciclo di vita della famiglia alla teoria dell’attaccamento per comprendere i bisogni nascosti

“Dialogare non significa parlare,

 ma parlare tenendo in considerazione

il punto di vista dell’altro”

Galimberti

1° PARTE: il ciclo di vita della famiglia

Partiamo dal presupposto che segue:

Le Relazioni positive di amore proteggono l’individuo dallo stress e permettono di superare meglio le sfide della vita e i traumi

Ecco perché è fondamentale comprendere meglio ciò che ci sta sotto, dietro, di lato ai conflitti di coppia che così tanto incidono sul benessere dell’individuo, della coppia e della intera famiglia. Litigare con il/la partner nasconde spesso un mondo interiore . Per questo ci fanno stare così male.

Ormai è noto che il problema della conflittualità in generale non sia il non avere conflitti, ma al contrario è sano “litigare”, cioè affermare nella relazione i propri punti di vista, ma il problema sia il COME i conflitti vengono discussi all’interno di un rapporto affettivo.

Come afferma John Gottman Il successo o il fallimento di un matrimonio non dipende dalla presenza dei conflitti nella relazione, ma da come i conflitti sono gestiti .

Il California Divorce Mediation Project afferma che il più comune motivo che porta al divorzio è  la percezione di separazione e di perdita del senso di vicinanza, non sentirsi amati e apprezzati (80%)  il probema di una conflittualità intensa e duratura è riferita solo dal 40% delle coppie.

Allora, andiamo per ordine.

Per cosa litighiamo? Quali sono i conflitti più comuni?

Dipende.

Intanto dipende dallo stadio  del ciclo di vita della famiglia che stiamo attraversando, dato che ognuno di questi prevede cambiamenti ed aggiustamenti continui sia a livello verticale (con le famiglie di origine e con i figli) che a livello orizzontale (tra i partner stessi). Le motivazioni dei conflitti, quelle esplicite riguarderanno, quindi temetiche intra o extra diadiche.

Vediamo qui di seguito alcune caratteristiche delle fasi del ciclo di vita della famiglia in cui è più alto il rischio di separazione.

  1. Siamo nella fase iniziale dell’innamoramento.

In questo caso la conflittualità è davvero molto bassa dato che stiamo vivendo quella fase che viene chiamata anche dell’illusione d’amore, o follia a due, in cui il partner è proprio tutto ciò di cui ho bisogno, mi capisce al volo. Questa fase, che ovviamente è fisiologica ed ha basi biologiche che vanno al di là del nostro controllo e che sono volte anche alla conservazione della specie, di solito ha una durata che arriva fino a 10/12 mesi circa. Se la coppia supera la fase simbiotica dell’illusione e inizia a vivere la disillusione che comporta il vedere nell’altro una persona con i suoi difetti, senza che la coppia scoppi proprio per questo,  allora si passa alla fase successiva

  • Siamo nella fase della creazione della coppia-

In questo caso la coppia si trova a dover negoziare su diversi fronti per potersi distinguere da ciò che è esterno per creare il NOI mantenendo l’equilibrio con il sé individuale. Tra i motivi più comuni di conflitto ci sono quelli che s riferiranno alla definizione dei confini. I confini di una coppia riguardano la delimitazione di ciò che riguarda i rapporti  extra diadici, ovverosia rispetto all’esterno della coppia stessa, cioè:

– con la famiglia d’origine (piano verticale),

–  con la rete sociale (piano orizzontale), rapporti con gli amici e gli ex

 e la delimitazione dei rapporti  intra diadici, cioè rispetto ai singoli partner della stessa coppia.

E’ importante che i confini siano permeabili e non rigidi o non chiari (diffusi) o addirittura inesistenti. Arrivare alla costruzione del “noi” ma mantenere l’”io”. Mantenere l’autonomia individuale e la differenziazione dall’altro, contro la fusionalità tipica della prima fase dell’amore, quella dell’innamoramento (fase narcisistica = tu mi servi per vivere, senza di te non posso vivere). Poi si litiga per la gestione del tempo libero, le attività da svolgere e i tempi dello stare insieme.

  • Stadio della famiglia con figli piccoli

Qui tutto si complica, dato che oltre al piano della coppia propriamente detta (coppia “coniugale”) si va ad aggiungere la coppia genitoriale. E come si sa, in questo caso non si tratta di una somma, ma di un passaggio che aumenta la complessità delle relazioni a livello esponenziale .I conflitti più comuni in questa fase riguarderanno la suddivisione dei compiti di cura dei figli e di gestione della casa: chi si alza di notte, chi fa la spesa, faccio tutto io, tu non fai mai niente, sei inaffidabile, se non ci fosse tua madre…; tu vai a calcetto mentre io non posso; usciamo? No dobbiamo stare coi bambini! Li abbiamo fatti ora ce li teniamo! ecc. Un’altra area molto tipica di conflitto in questa fase riguarderà l’educazione dei figli, senza parlare di quelli per la disponibilità ad avere rapporti sessuali . Dei soldi, di come prendere le deisioni.

  • Stadio della famiglia con figli adolescenti

Proprio stamattina ho visto su Lercio un articolo che suonava così: è possibile ibernarsi per evitare l’adolescenza dei figli. Qui i compiti di sviluppo riguarderanno le regole da dare ai figli, il  ritrovarsi come coppia dopo essersi occupati per tanti anni della cura dei figli. Del sesso. Dei soldi.

  • Stadio della famiglie con i figli adulti che escono di casa

E’ il famoso nido vuoto che apre a dinamiche di solitudine  e di vuoti notevoli dove il ritrovarsi come coppia è ancora più importante.

Quindi, qualunque sia la fase che si sta attraversando  i contenuti dei conflitti si possono suddividere in due macro categorie

1. quelli che riguardano tematiche intra diadiche:

-Gelosie

-divisione compiti

-presa di decisioni

-sessualità

-problematiche economiche

– gestione tempo libero

-espressione dei sentimenti

2. quelli che riguardano tematiche extradiadiche:

-relazioni con le famiglie d’origine

-relazioni esterne (amicizie)

-Interfaccia casa lavoro

-Problemi lavorativi

Nella seconda parte di questo scritto si parlerà dell’iceberg dei conflitti.

Di Cristina Sciacca Psicologa

Gestire lo stress da rientro

Le vacanze sono finite: questo sì che è stress! Gestire lo stress da rientro

 

Le  vacanze sono finite: questo sì che è stress! Gestire lo stress da rientro

Le agognate ferie estive per i più sono terminate e si ricomincia a lavorare o torniamo sui banchi di scuola. Ci eravamo abituati ad avere tempo libero, a svegliarci quando ci veniva comodo, a mangiare e bere di più. Poi con tutto quel tempo libero, magari abbiamo visitato dei nuovi luoghi, oppure abbiamo rispettato i rituali di una vita frequentando lidi o monti conosciuti che ci scandiscono il tempo e gli anni che passano.

Ma ora è tutto finito. Si torna al lavoro. Si rivedono colleghi e capi con i quali, magari ci sono conflitti e che si ripresentano con la solita forza.

Esiste proprio una sintomatologia da rientro da vacanze, anche perché che siano andate bene o che siano andate male, al rientro possiamo tutti provare sintomi legati ad un disturbo dell’adattamento

Sicuramente difficoltà di concentrazione, mal di testa, stanchezza, sembra di avere perso il filo di tutto, siamo in confusione, non ricordiamo le cose, possiamo essere più irritabili, e niente ci soddisfa, quasi come fossimo depressi

Allora ecco alcuni consigli per gestire meglio lo stress da rientro al lavoro o agli studi:

  1. Ristabilire il ritmo sonno veglia già qualche giorno prima dell’inizio delle attività per dare all’organismo la possibilità di abituarsi gradualmente
  2. Svolgere attività fisica lo sappiamo tutti, questo è un evergreen. L’attività fisica, anche solo una mezz’oretta per una passeggiata, un giro in bicicletta, o un po’ di stratching, ci aiuta a rilassarci, ad ossigenarci ed a produrre endorfine. Non va bene però se ci poniamo obiettivi non realistici (farò sport tutte le sere per un’ora) , perché rischio di aumentare lo stress
  3. Avere cura di sé : in vacanza lo facevamo, cerchiamo di mantenere viva questa abitudine con qualche coccola, dal momento stesso della colazione al mattino, una maschera per il viso, andare dal barbiere, farsi una piega particolare
  4. Cercare di svolgere attività piacevoli anche legate alle vacanze appena trascorse: rivedere le foto, i video, parlare delle proprie esperienze con amici e parenti per farla durare ancora un po’
  5. Attenzione all’alimentazione: in vacanza abbiamo mangiato e bevuto. Ora cerchiamo di rimetterci dagli stravizi. . Gli esperti suggeriscono di mangiare alimenti ricchi di vitamine A,B e C, bere molto e mangiare uva che è ricca di melatonina che aiuta a ristabilire il ritmo sonno veglia
  6. Incontrarsi con gli amici per avere momenti di svago e di piacere per ridere insieme.
  7. Pensare alle prossime vacanze: programmate un weekend, una giornata di svago da fare anche tra qualche mese, ma già il solo pensiero di progettarla aiuta

La spirale della violenza, le relazioni asimmetriche=violenza domestica

  Passeggiando per Bologna mi sono imbattuta in una vetrina dove era esposto il cartello che ho fotografato proprio pensando di scrivere qualcosa sull’importanza di amare se stessi “Love yourself first”.  Allora ho pensato di parlare di quanto sia importante diffondere la cultura del rispetto tra le persone e di quanto sia attuale il tema […]